Tempo di lettura: 5 minutiUltimo aggiornamento: 15 Settembre 2021

Voglio esagerare. Il Colle del Nivolet è uno dei panorami più belli che abbia mai visto in vita mia. Questo valico alpino tra Piemonte e Val d’Aosta, sulle Alpi Graie, non è selvaggissimo ed è comodo arrivarci, ma l’unione stessa tra natura e civiltà, sotto forma di una cervellotica strada asfaltata, è un pezzo della sua incredibile magia. Non a caso fa parte del Parco Nazionale del Gran Paradiso, il che è garanzia di grande bellezza.

Colle del Nivolet

Ma andiamo a scoprire come arrivare al Colle del Nivolet e perché è così spettacolare!

Come si raggiunge il Colle del Nivolet

Il Colle del Nivolet può essere raggiunto dal Piemonte o dalla Val d’Aosta. I due itinerari sono completemente diversi: uno è in macchina e uno è un’escursione a piedi.

Colle del Nivolet su mappa:

Via comoda: da Ceresole Reale (lato Piemonte)

È la via più comoda: in macchina da Ceresole Reale prendi la Provinciale 50 (ex 460) e dopo una ventina di km arrivi al Colle del Nivolet. La strada è tortuosa e attraversa paesaggi meravigliosi, snodandosi tra scabre e imponenti montagne e laghi alpini di diverso colore e impressionante bellezza.

La strada finisce ai laghi del Nivolet, praticamente al Rifugio Savoia. Negli anni ’70 si era ventilata l’idea di portarla avanti fino al paesino valdostano di Pont Valsavarenche, ma per fortuna non se ne è fatto niente. Noi il tragitto da Pont l’abbiamo fatto a piedi ed è stata un’escursione meravigliosa, che non saprei immaginare spezzata da una grigia striscia d’asfalto.

Colle del Nivolet

Attenzione che la Provinciale 50 non è sempre percorribile: innanzitutto da metà ottobre a maggio/giugno è chiusa per neve, al limite può essere usata per scialpinismo o per le racchette da neve.

D’estate invece da qualche anno nei giorni festivi è sempre chiusa al traffico privato a partire dal Lago Serrù. In poche parole arrivato al lago parcheggi e poi prosegui a piedi, in bici oppure usufruendo della navetta che porta al Rifugio Savoia, dove è anche possibile parcheggiare se sei con la tua macchina/moto nei giorni permessi.

Colle del Nivolet

Via selvaggia: da Pont Valsavarenche (lato Val d’Aosta)

Se invece sei in Val d’Aosta, come noi, ci vuole troppo per arrivare in macchina al Col del Nivolet perché devi scendere comunque a Ceresole Reale. Ragione in più per farti una bella escursione tra panorami variegati e selvaggi. La camminata è lunga ma davvero molto soddisfacente, anche perché il sentiero cambia spesso: dallo sterrato alle pietre, dai guadi ai grandi massi. E cambia molto l’ambiente intorno, quindi è tutto davvero divertente e stimolante.

escursione

Si parte da Pont Valsavarenche (1956 m), dove c’è un enorme parcheggio. Il sentiero, il numero 3, parte dietro l’Hotel Gran Paradiso. Si inizia subito in salita, in un bel bosco. Ci si inerpica poi sul ripido fianco del monte, su fondo misto terra-pietre, fino ad arrivare ai 2313 metri della croce dell’Arolley, da dove puoi ammirare stupefatto il massiccio del Gran Paradiso.

croce Arolley

Diciamo che la fatica maggiore del tragitto è stata questa: infatti dopo la croce si inizia a scendicchiare e si entra in nei Piani del Nivolet: un vastissimo pianoro solcato da corsi d’acqua, torbiere, grandi massi che per meglio dire sarebbero rocce montonate, prati, fiori. Per la cronaca zero alberi: questa (lunga) parte è tutta esposta.

rocce

Se sei molto fortunato puoi avvistare anche animali come camosci, ermellini, stambecchi,  aquile. Noi abbiamo visto una marmotta e udito il verso stridulo di qualche rapace ma senza poterlo individuare.

marmotta

Comunque, cammina cammina alla fine esci dal pianoro apparentemente infinito e avvisti il Rifugio Città di Chivasso, appollaiato in lontananza sul monte, e più in basso il Rifugio Savoia.

Il Colle del Nivolet, i Laghi, i Rifugi e tutto il resto

Il Colle del Nivolet è a 2612 metri slm e divide la piemontese Val dell’Orco dalla valdostana Valsavarenche, la quale deve il nome al fiume Savara, la Dora del Nivolet, che attraversa l’enorme pianoro che abbiamo appena superato.

Savara

Accanto al Rifugio Savoia scorgi subito uno dei due laghi del Nivolet: selvaggio e dai tipici colori montani. Poco dopo, avvisti il secondo lago. Un’ulteriore passeggiata di circa 10 minuti ti porta in alto al Rifugio Città di Chivasso, che sembra una sentinella sugli specchi d’acqua sottostanti. Da qui il panorama è veramente notevole. Il rifugio è aperto solo in inverno, quindi noi ci siamo seduti sulle rocce vicine e abbiamo mangiato il nostro pranzo al sacco con davanti a noi laghi, monti, e un cielo enorme a farci da contorno.

Rifugio Città di Chivasso

Volendo, dal Col del Nivolet partono diversi sentieri. Noi non li abbiamo intrapresi sia per ragioni di tempo sia perché comunque la nostra escursione prevedeva già 19 km tra andata e ritorno e non volevamo ammazzarci. In ogni caso ci sarebbe piaciuto tantissimo andare al Colle Rosset, chissà che un giorno non torneremo partendo riposati da Ceresole!

mucche al pascolo

Panorama indimenticabile: il belvedere del Nivolet

Scesi dal Rifugio Città di Chivasso abbiamo preso a salire sulla strada asfaltata e sinuosa. Avevamo un obiettivo: un punto panoramico che prometteva faville.

Siamo arrivati abbastanza rapidamente e… altro che faville: direttamente i fuochi d’artificio! Dal belvedere si apre un panorama sconfinato e ricco di dettagli che si contendono l’attenzione dei tuoi occhi in un insieme perfetto, di rarissima bellezza. La provinciale tutta curve e tornanti, le montagne enormi, le nuvole variegate che scorrazzano nel cielo cambiando continuamente la loro conformazione e i toni del paesaggio, e infine i due laghi di diverso colore: il Serrù e l’Agnel.

Colle del Nivolet

Un panorama che ti riempie, che staresti ore a guardare e ammirare stupito, di cui ti senti parte e che vorresti toccare per sentirlo ancora più dentro di te. Insomma, un momento e un luogo indimenticabili.

Siamo rimasti un bel po’, scendendo anche un pezzettino lungo la provinciale per vedere da altre angolazioni il paesaggio immenso che avevamo davanti. E poi ovviamente abbiamo fatto foto su foto su foto, come a voler catturare per sempre la sua bellezza mutevole.

Se poi sei incuriosito dalla diversa colorazione dei due laghi (artificiali) del Colle, ti spiego subito. Il Lago Serrù è ceruleo a causa del limo glaciale trascinato giù dai ghiacchiai soprastanti, mentre il Lago Agnel è di un bel blu carico perché è alimentato da torrenti che hanno depositato a monte i propri detriti. Come risultato, le sue acque sono limpidissime.

Colle del Nivolet

Sicuramente, l’effetto dei due diversi colori rende ancora più particolare e avvincente il panorama.

(Non tanto) Funny moment al Bar Savoia

A un certo punto si è fatta l’ora di riprendere la via del ritorno, e per darci un po’ di energia ci siamo fermati al Bar Savoia, che sta attaccato al rifugio. Abbiamo chiesto un espresso e se c’era un decaffeinato. La signora ha assicurato che il deca lo avevano. Tralascio i modi generali, al limite dell’educazione minima, e mi concentro su quello che è arrivato. Sembrava ginseng, odorava di ginseng, sapeva di ginseng, era nella tazza per il ginseng e sulla capsula (che, alle mie rimostranze, mi è stata mostrata come prova che era deca) c’era scritto GIN LIGHT. Cosa era secondo te?

ginseng

No, i gestori continuavano a dire che era caffè decaffeinato. Forse erano convinti, comunque ovviamente era un beverone di ginseng, magari light ma sempre dolcissimo e stucchevole ginseng, che – de gustibus – a me piace quanto una tazza di fango e che in ogni caso non potrei bere.

Comunque, parafrasando una nota canzone romanaccia, ci siamo riavviati sul sentiero al grido di: “Ma che ce fregaaa, ma che ce ‘mporta, se l’oste al deca c’ha messo il ginseeeng” e così via.

Savara

Meglio riderci sopra: anche se un caffè rovinato (sebbene deca) non è mai una bella cosa per noi caffeinomani (e decaffeinomani…), lo splendore spassionato di questi luoghi alla fine era l’unica cosa che contasse davvero.

Colle del Nivolet

Siamo rientrati stanchi perché anche se non faticosissimo il sentiero è lungo (ed eravamo affaticati da una precedente escursione), ma felicissimi. Morale: se vai al Bar Savoia… vacci preparato ahahah ma per tutto il resto… goditi ogni minuto di questa fantastica e indimenticabile gita!

Al prossimo viaggio

Simona

EXPLORE. DREAM. DISCOVER.

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Autore del post: Simona

Viaggiatrice seriale, ha piazzato una bandierina in ogni angolo di mondo, ma da buona perfezionista qual è vuol continuare a mettere bandierine, facendo impallidire l’Emilio Fede di berlusconiana memoria

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