Tempo di lettura: 4 minutiUltimo aggiornamento: 24 Ottobre 2019

Ooops we did It again! Come ci è capitato altre volte (ma stiamo imparando la lezione) siamo andati a fare trekking come se stessimo andando a fare un pic nic… però senza acqua né cibo! Insomma, ci capita di imbarcarci senza troppa preparazione in passeggiate che poi si rivelano più impegnative del previsto. Eccoci quindi quasi morti di sete per la nostra ormai famosa gita alla chiesetta più infrascata della Grecia, oppure strizzati (Federico) in jeans skinny sui monti intorno a Bled, oppure scivolosi in ballerine (io) sul sentiero per Rocca Calascio, e infine (ma ce ne sarebbero altre) in sneakers, affamati e assetati sulla via del Lago di Pilato sui Monti Sibillini.

A onor del vero Federico aveva fatto quel percorso al liceo, e non se lo ricordava tanto complicato. Le cose sono due: o nel ricordo (…) è diventato una passeggiata ridanciana invece di una sfacchinata classificata EE (Escursionisti Esperti), oppure all’epoca aveva fatto un altro sentiero.

Comunque siamo sopravvissuti ed eccoci qui a parlarti di una gemma nascosta tra i monti, che va guadagnata con un paio d’ore di salite che si affacciano sul panorama dei Sibillini da un lato e la spianata di Castelluccio di Norcia dall’altro. E quando c’è la famosa fioritura della piana… spettacolo ancora più garantito!

Il Lago di Pilato

Il Lago di Pilato è il lago con gli occhiali, perché è formato da due bacini contigui che ricordano una specie di occhi. Diciamo che ci vuole un po’ di fantasia, però sicuramente un tocco di poesia non ci sta male, anche se il posto è già magico di suo!

Pilato si trova sul monte Vettore a ben 1941 metri di altezza, in una specie di conca protetto da alte e ripide montagne. Infatti è un lago d’origine glaciale d’altura, una rarità nell’Appennino, e si vede anche dal tipico color ceruleo.

lago di pilato

Curiosità

Il Lago di Pilato è l’unico posto al mondo dove vive il Chirocefalo dei Marchesoni, buffo nome per un piccolo crostaceo rosso che nuota a pancia in su.

Storie sul Lago di Pilato

Il Lago di Pilato è teatro di leggende di vario tipo, tutte un po’ misteriose e noir. La prima, che spiega anche il suo nome, è di origine religiosa e narra che il corpo di Pilato, fatto giustiziare dall’imperatore Vespasiano per non aver impedito la crocifissione di Gesù, venne trasportato fin quassù e gettato per l’appunto nell’acqua.

Altre storie puntano direttamente sulla negromanzia: i negromanti, a quanto pare anche in gran numero, venivano qui (ma che fatica!) a consacrare i propri libri di magia ai demoni del lago. A furia di richiamare spiriti malvagi, però, il lago scatenava delle tempeste che distruggevano i raccolti della zona, perciò a un certo punto (siamo dal 1200 in poi) le autorità proibirono la salita su queste cime. E se qualcuno veniva sorpreso al lago, capace che veniva pure giustiziato.lago di pilato

Leggende più ‘mitologiche’ invece tirano in ballo la Sibilla, la cui grotta si dice fosse da queste parti. Infatti il lago fino al 1400 era anche chiamato della Sibilla. Durante la crocifissione di Gesù, la maga fuggì dalla propria spelonca mentre l’acqua diventava rosso sangue. I montanari dunque chiamaro il lago Pilato in ”onore” di colui che aveva messo a morte il figlio di Dio.

Non da ultimo, il Lago di Pilato era identificato come lago d’Averno, punto d’accesso agli inferi.

Lago di Pilato

Come arrivare al Lago di Pilato

Di tutte queste misteriose, paurose e affascinanti leggende, oggi non c’è traccia nell’atmosfera dei monti e del lago stesso. Il trekking per arrivarci è spettacolare, e il panorama sulla conca che lo ospita è meraviglioso.

Il Lago appartiene al Parco nazionale dei Monti Sibillini ed è in provincia di Ascoli Piceno ma è proprio al confine fra due regioni: le Marche e l’Umbria.

lago di pilato

Dal versante marchigiano

Dal versante marchigiano si può prendere il sentiero 151 da Foce di Montemonaco. Noi non l’abbiamo fatto perciò per i dettagli ti linko, alla fine del pezzo, un sito utile.

Oppure, come abbiamo fatto noi, si parte da Forca di Presta lungo il percorso 101 che conduce su al Monte Vettore. Dopo un paio d’ore, forse meno, (finalmente) si arriva tramite una salita molto ripida al Rifugio Tito Zilioli (2250 m slm).

lago di pilato

Qui il vento, come su tutto il percorso, imperversa. Un momento di riposo e poi bisogna scendere verso sinistra attraversando un pendio erboso dove non ci sono sentieri segnalati. La direzione è una fascia rocciosa in basso,  ”le roccette”. Questo è il pezzo davvero complicato del percorso: per scendere o almeno avvistare il lago, bisogna passare per queste rocce, e non è per tutti: occorre anche aiutarsi con le mani. Spesso rimane inagibile fino a giugno per residui di neve.

Inoltre per via del vento rischi non dico di essere spazzato via, ma di perdere l’equilibrio sì. Una raffica ben fatta può farti cadere sulle rocce sottostanti. Senza contare che se le rocce sono umide o bagnate occorrono davvero esperienza e tanta cautela. Non è un caso che qui si siano registrati diversi incidenti.

lago di pilato

Dal versante umbro

Da Castelluccio di Norcia si seguono i percorsi 553 Castelluccio-Capanna Ghezzi (un rifugio), 552 Capanna Ghezzi-Forca Viola, 153, ultimo tratto del 151. Probabilmente è il meno gettonato.

Cosa abbiamo imparato al Lago di Pilato

Innanzitutto, l’attrezzatura tecnica conta. Perciò:

  • Scarpe adatte, da trekking.
  • Una buona giacca a vento con cappuccio/cappello.
  • Pantaloni comodi, meglio se tecnici.
  • Racchette da trekking (i bastoncini) possono tornare utili sia in salita che in discesa.

lago di pilato

  • Occhiali da sole e d’estate anche protezione solare: il percorso è totalmente esposto.
  • Acqua e snack, panini, frutta, termos col caffè: qualsiasi cosa possa esserti di conforto e aiutarti a ripartire con slancio.
  • La balneazione è vietata
  • Occorre stare ad almeno 5 metri dalle sponde, perché il simpatico crostaceo che vive nelle acque cerulee depone le uova tra le rocce in secca. E non vogliamo mica correre il rischio di acciaccarle!

trekking Monti Sibillini

  • Il periodo migliore è quello tardo primaverile o di inizio autunno. In estate secondo noi sei troppo esposto al Sole, anche se con tutto il vento in quota non te ne accorgi, mentre in inverno c’è la neve. Ovviamente, se piove, anche no.
  • A Forca di Presta si lascia la macchina a bordo strada, dove normalmente ci sono anche i camioncini con panini, salsicce e quant’altro.

Riassunto dei sentieri:

Forca di Presta: 101 – classificato EE – lunghezza 5 km (solo andata) – Dislivello quasi 1000 m. Durata circa 1 ora e mezza (sola andata e senza soste).

sentiero trekking

Foce di Montemonaco: 151 – classificato E – lunghezza 5,5 km – Dislivello quasi 1000 m. Durata circa 2 ore e mezza (sola andata e senza soste).

Capanna Ghezzi: 202-153-151- Più lungo ma meno impegnativo – lunghezza 7,8 km – Dislivello quasi 700 m – Durata circa 2 ore e mezza (sola andata e senza soste).

Ulteriori Info: sul sito del Parco dei Monti Sibillini.

Allora, hai allacciato gli scarponi?

Noi ci vediamo al prossimo viaggio!

Autore del post: Simona

Viaggiatrice seriale, ha piazzato una bandierina in ogni angolo di mondo, ma da buona perfezionista qual è vuol continuare a mettere bandierine, facendo impallidire l’Emilio Fede di berlusconiana memoria

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