Negli ultimi anni a Roma s’è scatenata una corsa al piatto nipponico, quasi a rinverdire i fasti della ’febbre cinese’ che negli anni ’80 aveva invaso la capitale portando ventate di spezie orientali nei piatti italici che in quegli anni accoglievano, come massima espressione dell’inventiva ai fornelli, tortellini con la panna o pennette vodka e salmone.

Panna! Panna ovunque! La cucina anni ’80 non ne poteva fare a meno

Andare ’dal cinese’ era all’epoca un’operazione un po’ da naïf e un po’ da hipster, e gli involtini primavera e il pollo alle mandorle risuonavano al palato come paradigmi di un nuovo gusto che avrebbe fatto presto dimenticare piatti cafoni e lerci come la carbonara. Stronzate. Oggi, ben oltre l’anno 2000, la carbonara campeggia ancora (e per fortuna) nei menù dei ristoranti capitolini (anche se la moda del momento è dichiarasi ’bistrot’, vai a capire).

La carbonara. A Roma non esiste menù di ‘bistrot’ che in qualche modo non la contempli

Dicevo, come allora si era travolti dall’ondata cinese ora si assiste all’avanzata nipponica. Come quasi ogni tendenza culinaria italiana, è stata Milano a fare da battistrada, prima con il sushi e ora con il ramen. Piccola digressione: ricordo che qualche anno fa, di passaggio a Milano, incrociai un ‘cumenda’ apparetemente con buone disponibilità di liquidi, che tentava di rimorchiare una ragazza pronunciando con il classico tono alla Camillo Zampetti: “stasera ti porto nel miglior sushi bar dell’intero emisfero nord del mondo!” Probabilmente attirandola invece in qualche bettola alla periferia di Carugate.

Ora anche a Roma, con qualche anno di fisiologico delay, dopo il sushi è il momento del ramen. Non che il sushi sia caduto nel dimenticatoio, tutt’altro. Semmai è il contrario, ora anche il discount te lo porge con orgoglio, un bel vassoietto di pesce, riso e salmonella a basso costo. No, il sushi c’è e lotta con noi. Ma adesso andare per ramen fa decisamente più figo. E noi di treeaveller, che siamo fighi di natura, abbiamo aperto la caccia al miglior ramen di Roma. Senza avere (al momento) alcun benchmark nipponico, ma potendo contare su un benchmark newyorchese, e insomma New York non sarà Tokio ma di sicuro non è Carugate.

It’s ramen time!

LA COMPETIZIONE

Pronti? Bene, si parte! Cominceremo con tre Ramen bar: Mama-ya, Akira e Waraku. Recensione, foto e giudizi finali espressi in punti-albero. Chi vincerà la sfida?

Autore del post: Federico

Appassionato di tecnologia, cinema, fotografia e viaggi, scrittore per passione e per sostentamento, dottore in scienze naturali, intriso di web fino al midollo. Una specie di Frankenstein: chiamatemi 'Frederàic'!

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