Tempo di lettura: 6 minutiUltimo aggiornamento: 27 Gennaio 2020

Oggi andiamo a scoprire una chicca giapponese: il Museo arte digitale Tokyo, o per essere precisi il Mori Building Digital Art Museum teamLab-Borderless. Un nome più lungo non c’era?

Borderless Museum
Un luogo magico

Tokyo è una città pazza. Passi da templi e stradine tradizionali che sembrano ferme a 60 anni fa a neon, insegne sgargianti e musiche degne del miglior Blade Runner. Della Tokyo tradizionale abbiamo parlato raccontandoti le bellezze del quartiere Asakusa, oggi invece ti portiamo in un museo ultrafuturistico, psichedelico e totalmente digitale. Il teamLab Borderless Museum, ovvero il Museo d’arte digitale di Tokyo. Solo in questa città poteva sorgere una roba del genere!

Il Museo più che altro è una gigantesca installazione (in Giappone spesso è tutto è mastodontico ed esagerato, tanto quanto loro sono riservati e delicati) realizzata dal teamLab. Filo conduttore è la dissoluzione dei confini tra arte e persone.

Andiamo subito a scoprirlo!

Gli artisti del Museo arte digitale Tokyo: teamLab

Il teamLab nasce nel 2001 come collettivo di artisti digitali legati a varie discipline (artisti veri e propri, programmatori, architetti, ingegneri ecc). Loro si chiamano ‘ultratechnologists’ e hanno un obiettivo: unire arte, scienza, tecnologia, design e mondo naturale. Ambizioso ma il risultato devo dire è stupefacente: bravissimi!

Borderless Museum
Immersivo, coinvolgente, mirabolante!

Gli ultratecnologisti lanciano anche un messaggio davvero bello: usare la tecnologia digitale per liberare l’arte e le persone dai confini, fisici o invisibili che siano. Perché secondo loro tutto esiste in una lunga, fragile e miracolosa continuità senza frontiere: borderless. Poetico! E infatti anche le installazioni sono molto spesso poetiche e delicate, e tutte sono fluide, leggere, prive di barriere.

Il Museo arte digitale Tokyo: ‘No two visits will be the same’

Il museo di arte digitale a Tokyo non ha mappe, né percorsi, né punti di riferimento. Ed è tutto buio, a parte le luci delle installazioni, che sono ovunque. Devo dire che questa cosa mi ha disorientato e creato un po’ di disagio. Zero riferimenti, sensazione di andare a caso, paura di perdermi qualcosa.

Detta così sembra una cosa orribile, in realtà invece ha molto senso, nell’ottica di dissolvere i confini. E diciamo pure che è molto utile per uscire dal solito schema di seguire un percorso preciso, che è una cosa anche un po’ passiva. Insomma la scelta non è casuale: fa tutto parte dell’esperienza.

Il Museo sarà pure Borderless, ma attento a dove metti i piedi

Precisiamolo: il Museo sarà pure Borderless e buio, ma cadere dalle scale come ho fatto io non è obbligatorio. All’ingresso in effetti i cartelli ti avvisano molto chiaramente di fare attenzione a dove metti i piedi proprio perché non ci si vede granché. In realtà non che ci siano tutte queste occasioni di cadere, io infatti una delle poche non me la sono fatta mica scappare!

Borderless Museum
Pareti e pareti in continuo stupefacente cambiamento

La cosa ironica è che ero appena uscita da una delle sale più magiche (la sala con le lanterne) e stavo rosicando alla grande. Sì, perché le lanterne cambiano colore e io volevo essere dentro nel momento in cui erano rosse. Ma per entrare c’è parecchia fila e poi puoi rimanere pochi minuti, perciò tutto dipende dal caso. Eccomi lì quindi che sono entrata con le luci azzurre, poi gialline poi sempre piu’ scure e… sì… stavano per diventare rosse… eccole… e niente, sono dovuta uscire richiamata dall’addetta!

Insomma sono uscita rosicando e stavo dicendo: “Ma a te non sembra ogni tanto che la vita ti prenda in giiiiiir ahhhhhhh?” e giù per la rampa di scale. Sullo sfondo, le lanterne mi sbertucciavano con il loro rosso fuoco. Le ginocchia hanno ringraziato due giorni, ma in tutto ciò ci ho visto tanta ironia e alla fine ci siamo fatti una grande risata. Che poi, le lanterne erano bellissime anche azzurre e gialle…

I 5 mondi del Museo arte digitale di Tokyo

Ma torniamo alle cose serie! Il nuovo Borderless Museum di Tokyo, che ha aperto il 21 giugno 2018, è bello grosso: 10mila mq per 5 Mondi e una 60ina di installazioni ultradigitali e futuristiche che popolano gli ambienti.

Le installazioni non sono sempre le stesse immagini riproposte in loop: i movimenti sono ‘organici’ e cambiano continuamente con lo smart learning. Non solo, ma le opere si intrecciano l’una con l’altra creando nuove esperienze visive, e poi ci siamo tutti noi visitatori a interagire con loro, modificandole e influenzandole, cosicché tutto è sempre diverso. Non ci sarà mai una visita uguale all’altra, né la stessa persona farà mai due visite identiche.

I 5 mondi sono:

Borderless World

È l’area più grossa, straripa di installazioni mirabolanti e stupefacenti che si intersecano anche l’una con l’altra tra temi astratti, animali, samurai, fiori e tutto quello che tu possa immaginare in un flusso continuo e variegato, sottolineato da musiche ad hoc.

Museo arte digitale Tokyo
Flower Forest: Lost, Immersed and Reborn / Sulle pareti, fiori e farfalle che sbocciano e svolazzano. Al tuo tocco svaniscono per nascerne di sempre nuovi

Athletics Forest

Qui ci si può arrampicare, saltare, e tornare bambini per un po’. Ad esempio la Light Forest Three-dimensional Bouldering è una foresta di ‘alberi’ – pali con degli appigli luminosi per arrampicarsi. Quando sali, scelgi un colore ed in base ad esso avrai un percorso da seguire.

Borderless Museum
Athletic Forest

Future Park

Il Future Park è basato sulla collaborazione nella creatività e sulla co-creazione di tutti i visitatori. Una delle cose più divertenti è lo Sketch Aquarium, dove puoi disegnare i pesci come ti pare e poi vederli nuotare sulle pareti accanto a te.

Forest of Resonating Lamps

Tradizione e innovazione si confondono in una delle sale più stupefacenti e affascinanti. Infatti è molto gettonata e su Instagram spopola alla grande. È la Sala delle lanterne, una vera foresta di lampade che risuonano cambiando colore quando ti avvicini. Si passa dal rosa al rosso al giallo all’azzurro sfumando tutte le tonalità. Una meraviglia che purtroppo puoi godere poco perché si entra pochi alla volta e per una manciata di minuti. Ma che rimane stupefacente.

Borderless Museum
Forest of Resonating Lamps/ Ogni colore è quello buono

En Tea House

En Tea House è la seconda sala separata, dove si entra pochi per volta, del Museo di arte digitale di Tokyo (l’altra è la Sala delle lanterne). Qui puoi ordinare un the (500 yen) e quello che arriva è puro spettacolo: la tua tazza fiorisce di fiori vivaci e man mano che bevi petali e foglie si spargono tutto intorno su tavolo e pareti.

Museo arte digitale Tokyo
Wandering through the crystal world / Una sala zeppa di led e specchi, un labirinto che cambia continuamente colore anche grazie a te (c’è un app che puoi scaricare tramite QR code all’entrata della sala)

Info pratiche

Museo digitale di Tokyo – Come arrivare

Indirizzo: Odaiba Palette Town 2 1-3-8 Aomi Koto-Ku Tokyo.

  • Il Museo è sull’isoletta artificiale di Tokyo, Odaiba, e arrivarci è già un’esperienza perché devi prendere la Monorotaia e attraversare la baia sul Rainbow Bridge. Fantastico!
  • Il teamLab Borderless è vicino alla ruota panoramica, calcola che per accedervi devi passare attraverso il MEGA WEB Toyota City Showcase.
  • Soprattutto, non confonderti con l’altra installazione teamLab, Planets, che è a Toyosu, né con il Mori Art Museum, che è un museo bellissimo e molto più classico (per modo di dire, siamo sempre a Tokyo) a Rappongi.

Orari

  • 10-19 lun.-ven.
  • 10-21 sab. dom. e festivi

teamLab Museo arte digitale Tokyo – Biglietti

  • Adulto 3200 yen (26,24 euro a dic 2019)
  • Ragazzo 4-14 anni 1000 (8,2 euro)

Guarda bene il sito internet per tutte le info aggiornate e per comprare i biglietti: teamLab Borderless

Tips per una visita top(s)

  • Attento alle scale!
  • Lascia borsa e cappotti ai locker all’ingresso: noi ci siamo portati appresso pure i giacchetti ma sono solo un impiccio tremendo.
Museo arte digitale Tokyo
Dancing People and Animals Beyond-Borders
Insieme a un’altra installazione (Animals of Flowers, Symbiotic) Dancing People and Animals scorre lungo i corridoi connettendo le varie aree in modo dinamico e colorato
  • Scarpe e vestiti comodi. Ognuno ha un proprio concetto di comodità ma gonne lunghe o molto corte, giacche, vestiti elaborati o superattilati in questo caso non lo sono. Tacchi e sandali sono proprio vietati, perciò non puoi entrare indossandoli. Se per caso li porti, c’è un servizio di noleggio babbucce gratuito (i giapponesi stanno avantissimo!).
Sala con ballon nel Museo virtuale di Tokyo
Weightless Forest of Resonating Life / Un mondo senza peso, fatto di enormi palloni che cambiano colore al tuo tocco. Le linee sinuose e i colori sono davvero ipnotizzanti
  • Ti suggerisco di non vestirti di scuro (come purtroppo ho fatto io) perché essendo l’ambiente nero ti confonderesti e risalteresti poco. Per tutte le tue foto, meglio qualcosa di bianco o comunque chiaro.
  • Per le foto: massima libertà di scattare e girare video ma senza flash né altre illuminazioni, né tripodi o selfie stick. Tieni conto che essendo tutto scuro fare foto può rivelarsi abbastanza complicato.

Comunque nessuno ti corre dietro, a parte l’orario di chiusura, quindi prenditi il tempo che vuoi perché è un’occasione unica per scattare immagini superspettacolari.

Museo arte digitale Tokyo
Flower Forest: Lost, Immersed and Reborn
  • Se vai in gruppo, una buona idea può essere quella di stabilire un punto dove ritrovarvi se vi perdete di vista all’interno del Museo. Lo spazio è vasto, buio, e pieno di gente perciò è abbastanza facile perdersi l’uno con l’altro.
  • I biglietti comprali on line sul sito del Museo Arte digitale di Tokyo. Noi abbiamo fatto così, perché essendoci molta gente rischi di fare lunghe file e soprattutto di non entrare proprio. Infatti se vendono on line tutta la capienza stabilita per il dato giorno, non potrai comprare l’ingresso nemmeno lì al desk di entrata.
  • Cibi e bevande: vieni già mangiato, come si suol dire, perché all’interno non c’è niente.

  • Tempi di visita: direi belli lunghi. Noiosi mai, ma per girare il museo virtuale ti ci vuole proprio tanto! Noi siamo stati dentro poco più di 2 ore ma non sono state sufficienti. Ad esempio la Tea House non l’abbiamo vista, così come diverse altre cose.

Inutile dire che ho rosicato (per fortuna non c’erano altre scale vicino) perché non è un posto dove torni spesso, però quello che avevamo goduto era talmente bello e innovativo che sono stata felice lo stesso. Diciamo che il Museo sarà di nuovo una tappa obbligata quando torneremo a Tokyo!

E tu, sei pronto per l’avventura tecnologica?

Noi ci vediamo al prossimo viaggio!

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Autore del post: Simona

Viaggiatrice seriale, ha piazzato una bandierina in ogni angolo di mondo, ma da buona perfezionista qual è vuol continuare a mettere bandierine, facendo impallidire l’Emilio Fede di berlusconiana memoria

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