Tempo di lettura: 3 minutiUltimo aggiornamento: 17 Settembre 2019

Alzarsi una domenica mattina, salire in macchina e partire alla volta della caldara di Manziana: cosa non farebbero i vostri eroi pur di farvi leggere (e vedere) qualcosa di succulento?

Si parte alla buon’ora: alle 7.00 siamo già in… ehm, no, alle 7 siamo ancora a letto, ma 5 minuti e ci alziamo eh! ché ci aspettano le acque ribollenti di manzianazzzz… zzzzz… zzz.

STOOOOOP!

Ricominciamo…

TREEAVELLER A MANZIANA, INCIPIT, DUE… CIAK!
AAAAAAZIONE!

Sono le 10.00, la mattina è docile e stiamo per salire in macchina, destinazione Manziana, che da Roma dista solo 70 chilometri: per quale motivo saremmo dovuti partire prima?

Lungo la via decidiamo di prendere qualcosa da mangiare: ci imbattiamo in un discount lungo la via Cassia: piadina, affettati, insalata e generi di conforto a base glucosio. E acqua. Abbiamo tutto, ora.  Durante il viaggio mi parte il concione sulle caratteristiche geomorfologiche della zona, e per farlo utilizzo la mia solita verve da pagliaccio Baraldi:

Siamo nel Pleistocene, e il cielo fiammeggia di piroclastiti: il magma risale dalle viscere della Terra e sconvolge il paesaggio. E’ tutto un BOOOOM!, FIIIIII!, SKABOSH!, TRUUUUUUM!, ROOOOOR!, sì insomma assomiglia a un episodio qualsiasi degli Avengers.

Alla fine di tutti questi effetti speciali, che per la cronaca sono durati centinaia di migliaia di anni, mica la robetta che produce la Industrial Light & Magic, tutto sprofonda.

Il paesaggio come lo vediamo ora è il risultato di tutto quel casino, e la caldara di Manziana non è che un piccolo brufolo dell’enorme vulcano sabatino, ormai passato a futura memoria.

Siamo a Manziana, da qui proseguiamo lungo la Strada Provinciale 2c. Dopo 5 km raggiungiamo il bivio con via della Caldara: o almeno avremmo dovuto. Invece è talmente nascosto che non lo vediamo, proseguiamo dritti e finiamo in un posto dimenticato da dio, ma che per fortuna non si chiama Frittole. Torniamo indietro e prestando maggior attenzione scoviamo il bivio, imbocchiamo la strada e dopo 500 metri e più di un comodo sterrato raggiungiamo un parcheggio. Davanti al parcheggio un cancello. Sopra il cancello un cartello: “gas tossici, pericolo di morte”. Bene, buongiorno anche a voi.

cartelli alla caldara di Manziana
“Lasciate ogne respiro, voi ch’intrate”

Entriamo, la caldara alla nostra sinistra. Ma noi, furbi, andiamo dritti: vogliamo cogliere di sorpresa la caldara, prenderla alle spalle. Ah! Non la si fa a noi di Treeaveller! Dopo un’ora di cammino tra viuzze, mulattiere, alvei torrentizi, macchia mediterranea, insetti più o meno molesti, capiamo che ci stiamo perdendo. Non c’è problema, si torna indietro, non senza un certo orgoglio:
In fondo volevamo fare anche questa parte!
– Eh, certo!
– Immagina cosa ci saremmo persi!
– Uh! non mi ci far neanche pensare!
– Certo che siamo sempre avanti noi, eh?
– Un casino!

Caldara di Manziana
A volte è un bene perdersi

Sudati come un Nadal qualunque giungiamo infine alla caldara. Lo spettacolo delle betulle bianche ci fa tornare subito il buon umore. Attacco il mio concione naturalistico: “Si tratta di un residuo di flora glaciale pleistocenica oppure è un relitto dovuto ad antropizzazione che…” YAAAAAWN, viene da sbadigliare anche a me. Meglio tapparsi la bocca e fare fotografie.

caldara di Manziana
Le acque ribollenti della caldara
caldara di Manziana
Quanta professionalità!
Caldara di Manziana
Caldara di Manziana, panorama

Prima dell’ingresso in caldara, un diorama illustra graficamente la situazione geomorfologica:

Caldara di Manziana
va’ che bel plastico!

Consiglio: andate fin sotto alle acque che bollono, là dove potrete fare le foto più suggestive, ma fate attenzione alle esalazioni di gas, a volte possono davvero togliere il respiro. In ogni caso, a meno che non decidiate di sdraiarvi a terra, direi che rischi non ne correte.

E’ l’ora di godersi il paesaggio, a metà tra un’incisione di Dorè e un film di Antonioni.
Dopodiché fate come noi: rollatevi una piadina e godetevi appieno questa atmosfera da fine Pleistocene…

Attenzione! Di questo post esiste anche una versione molto più seria: de gustibus…

Autore del post: Federico

Appassionato di tecnologia, cinema, fotografia e viaggi, scrittore per passione e per sostentamento, dottore in scienze naturali, intriso di web fino al midollo. Una specie di Frankenstein: chiamatemi 'Frederàic'!

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