E se vi dicessi che per visitare il Grand Canyon dovete andare in Francia? Ok, giusto, direi una boiata. Però se a ‘Grand Canyon” aggiungessi ‘d’Europa’ ecco che la boiata diventerebbe più credibile. Anzi, la cosa è assolutamente vera.

Esiste un posto in Provenza chiamato, a ragione, il ‘Grand Canyon d’Europa’: ci riferiamo alle gole del fiume Verdon (o meglio: Gorges du Verdon, à la française!).

Ci siamo stati in giugno, durante il nostro tour della Provenza che ci ha portato a visitare Aix en Provence, Marsiglia, l’altopiano di Valensole con le sue profumatissime lavande e molto altro ancora. Ecco com’è andata.

In questo articolo



Gole del Verdon, il tour

Partiamo per la visita alle gole del Verdon dopo la notte passata in un albergo di quella Aix en Provence che tante gioie e dolori addusse a noi poveri treeavellers. E che continua ad addurre, dal momento che usciti dall’albergo con l’intenzione di trovare, lungo la via, un posto dove consumare una colazione degna di questo nome, ci ritroviamo invece a macinare chilometri senza vedere l’ombra di un caffè. Non è un caso che, usciti dall’attrazione gravitazionale di Aix e giunti a Manosque, la prima cosa che ci si pari di fronte è un caffè, anzi di più: il Café de la Poste!

Café de la Poste

E dove può trovarsi il Café de la Poste se non vicino all’ufficio Postale, un richiamo ancestrale di cui abbiamo già parlato.

A Manosque probabilmente dedicheremo un articolo a parte, perché è una cittadina che lo merita, mentre ora concentriamoci e dedichiamoci alle gole del Verdon.

La nostra esplorazione prevede di:

  • Partire da Moustiers Sainte-Marie ed eseguire un circolo completo attorno alle gole del Verdon in un percorso che si snoda per più di 80 chilometri e che permette di ammirare dall’alto uno spettacolo impareggiabile
  • Scendere ad esplorare le gole del Verdon navigandone le acque

Gole del Verdon, che cosa sono e come si sono formate

Sarò sincero: le poche righe che seguono possono essere estremamente interessanti o estremamente pallose, dipende dai punti di vista. Mi sto infatti per cimentare in una (brevissimissima) digressione geologica per spiegare l’origine delle gole del Verdon: se pensate che la cosa possa interessarvi allora preseguite a leggere con fiducia. Altrimenti saltate questa parte e andate direttamente alla descrizione dei punti panoramici, non mi offenderò.

Pronti? Bene, vai con la sigla:

L’origine delle gole del Verdon, così come di tutta la morfologia della Provenza, va ricercata nel Triassico, quando la regione era totalmente ricoperta da un mare caldo e poco profondo, ambiente ideale per la crescita di quei coralli che nel corso dei millenni hanno poi dato origine agli enormi accumuli di calcare che vediamo affiorare oggi.

A questa condizione di pace e tranquillità triassica, va a contrapporsi, a partire dal Cretacico e poi per tutto il Terziario, una serie di stravolgimenti geologici che portano tra le altre cose all’apertura del braccio di mare tra la Provenza e il blocco sardo-corso e all’orogenesi alpina.

provenza_geologica

Le compressioni del Terziario sollevano i sedimenti ai livelli attuali, creando numerose fessurazioni nella piattaforma calcarea: è durante questo periodo che si originano gran parte delle gole e delle valli attuali della Provenza.

Nel Quaternario questa regione è interessanta dall’erosione dei numerosi fiumi che nel frattempio si sono originati nei punti più alti dei bacini orografici e che si scavano la via verso il mare attraverso le fenditure delle rocce. Il colpo di grazia finale poi lo dà la glaciazione del Quaternario che modella il paesaggio nelle forme che possiamo apprezzare oggi.

Ecco, le gole del Verdon sono le più spettacolari tra tutte fenditure prodotte nella gigantesca piattaforma calcarea provenzale di origine trisassica, e si estendono per 25 chilometri, tra Castellane e il Pont du Galetas, sul Lac de Sainte-Croix, un bacino lacustre artificiale creato nel 1973.

Le gole sono profondissime, con dislivelli fino a 700 metri e le pareti che lo delimitano sono spesso molto ravvicinate, cosa che aumenta l’impatto scenografico.

Gole del Verdon, i punti panoramici imperdibili

La Palud sur-Verdon

Partendo da Moustiers Sainte-Marie (come abbiamo fatto noi) si arriva a La Palud sur-Verdon e si pone subito il prima dilemma: proseguire per Castellane e fare l’anello più ampio da 80 chilometri (140 se decidete di spingervi fino a Castellane), oppure deviare su La Route des Crêtes facendo l’anello piccolo? Noi abbiamo optato per l’anello grande (e più avanti vedrete elencati i punti panoramici principali) che comprende anche la cosiddetta strada della Corniche Sublime . Questo, schematicamente, il nostro percorso:Se però decidete di fare La Route des Crêtes è bene che imbocchiate la strada in modo da percorrere l’anello in senso orario, a partire dal bivio per Castellane, dal momento che imboccando l’anello in senso opposto sarete poi costretti da una serie di sensi unici a tornare indietro all’altezza dello chalet de la Maline. Tutto chiaro? Uhm… forse è meglio uno schema tratto direttamente dal sito ufficiale del turismo del Verdon:
La Route des Crêtes
Proseguendo invece lungo la D952 avrete la possibilità di imbattervi in numerosi punti panoramici con scorci di questo tipo:

Rougon

Point Sublime

Point Sublime
Uno dei tanti scorci da Point Sublime
Point Sublime
Da qui si capisce bene il perché dell’appellativo ‘Grand Canyon d’Europa’
Poco più avanti rispetto a Point Sublime è possibile parcheggiare l’auto lungo la strada e raggiungere facilmente a piedi le acque del Verdon

Balcons de la Mescla

Balcons de la Mescla
Balcons de la Mescla, forse il più spettacolare tra i punti panoramici
Balcons de la Mescla
La contemplazione è d’obbligo
Balcons de la Mescla
Anche il selfie è d’obbligo
Balcons de la Mescla
I mirabolanti effetti dell’occhio di pesce

Point de l’Artuby (o pont de Chaulière)

Il ponte più alto d’Europa: 132 metri. Le foto non rendono bene l’idea, ma lo strapiombo sul fiume Verdon è vertiginoso. Da questo ponte è possibile, per chi ne ha il coraggio, fare Bungee Jumping: 

Attraversando il ponte si passa sulla riva sinistra del fiume e si percorre la panoramica che riconduce a Moustiers Sainte-Marie passando per Lac de Saint-Croix

Point de l'Artuby (o pont de Chaulière)
Point de l’Artuby (o pont de Chaulière)

Point de l'Artuby (o pont de Chaulière)

Lac de Saint-Croix

Lac de Saint-Croix
Lac de Saint-Croix visto da Pont de Galetas. Un po’ per il caldo, un po’ per il colore delle acque, il primo pensiero che viene in mente è “voglio tuffarmi!”

Gole del Verdon, l’esplorazione sul pedalò

Completato il gran tour delle gole decidiamo di dedicare l’esplorazione acquatica al mattino seguente. Anche perché si sta facendo tardi e dobbiamo andare al check in della nostra bolla trasparente immersa nel bosco: un’esperienza talmente mistica che ha meritato un post tutto suo.

La mattina seguente, dunque, ancora in preda all’euforia della notte trascorsa letteralmente sotto le stelle, torniamo a Lac de Saint-Croix dove è possibile risalire il Verdon noleggiando un’imbarcazione nel porticciolo. La scelta è tra dei piccoli natanti a motore elettrico o dei pedalò. Forti della nostra muscolatura decidiamo senza indugio per il pedalò. Il noleggiatore vedendo la nostra carnagione color latte pallido si impietosisce e ci offre della crema solare che ci salverà da 3 giorni di urla belluine per le scottature: grazie amico!

Noleggiamo il pedalò per un’ora: sono le 11.30, dobbiamo riconsegnare il pedalò alle 12.30.
Che dici, ce la facciamo a fare un bel giro e a tornare in tempo?
Eeeeeee! Ma certo! Che ci vuole?
Bene, partiamo:

Gole del Verdon
Pronti, partenza… pedalare! Prima tappa: passare sotto Pont de Galetas
Gole del Verdon
Quanto ottimismo alla partenza! E che visi distesi!
Gole del verdon
Attraversare le acque turchesi del Verdon è una bellissima esperienza. Viene voglia di un tuffo. Peccato sia proibita la balneazione (divieto bellamente ignorato da molti, va detto…)
Gole del Verdon
La compagnia in acqua è numerosa: chi sul pedalò, chi sulla barchetta elettrica, chi (i più sportivi) sul kayak
Gole del Verdon
Uh! Affioramenti di calcaree triassico, ve ne ho già parlato?

L’esperienza è talmente bella che ci dimentichiamo di tenere d’occhio l’orologio. Quando lo facciamo è (quasi) troppo tardi: mancano 10 minuti alla riconsegna del pedalò e siamo ben lontani dal porticciolo.

La decisione è fulminea: invertire la rotta e pompare sangue nei quadricipiti! Cominciamo a pedalare come indemoniati, la cosa è divertente e si instaura una sorta di competizione: pedala, pedala, pedala!

L’imbarcazione comincia a impennarsi a prua, stiamo andando a una velocità folle. Davanti a noi si para un’imbarcazione a motore elettrico, questa:

Gole del Verdon

La raggiungiamo. La affianchiamo. La superiamo. La distacchiamo.

Ci sentiamo sulla schiena gli sguardi increduli della gente. E non solo quelli: sentiamo un dolore solido perforarci le vertebre, è il contraccolpo della schiena che spinge sul sedile di plastica. Ma è troppo presto per preoccuparsene: disegnamo una parabola spumosa sulle acque del Verdon e ormeggiamo il pedalò con una manovra da stuntman.

Controlliamo l’orologio: sono le 12.30. Ce l’abbiamo fatta, ma le gambe (e la schiena) ci presenteranno il conto nei due giorni successivi a Marsiglia.

Consiglio finale, quindi: prendetevela con molta più calma, vogliatevi bene!

Autore del post: Federico

Appassionato di tecnologia, cinema, fotografia e viaggi, scrittore per passione e per sostentamento, dottore in scienze naturali, intriso di web fino al midollo. Una specie di Frankenstein: chiamatemi 'Frederàic'!

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