Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2019

Varese e Suspiria

Si parla tanto di Suspiria, in questi primi giorni del 2019: il film di Guadagnino divide un po’ la critica tra impietose stroncature come quella di Dailybest e raffinate lodi come quella di Rolling Stone.

A fare da sfondo al remake del film di Dario Argento (il quale, detto letteralmente tra parentesi, abita nel misterioso ed esoterico Quartiere Coppedè a Roma, che vi suggeriamo di visitare) è Varese, la cosiddetta ‘città giardino’. Un bel motivo – e una bella scusa – per scriverci un post!

Varese e gli alberi monumentali

Proprio la scorso estate ci siamo trovati a passare, nel nostro lungo peregrinare, per la Lombardia. E tra le varie cose abbiamo messo in agenda una visita a Varese, dedicandole una giornata intera. Che, dobbiamo dirlo, è stata sufficiente per vedere un bel po’ di roba ma forse troppo ‘risicata’ per goderla appieno. Soprattutto perché gli enormi Giardini Estensi e il Parco Mirabello dove è possibile ammirare (tra le altre meraviglie) ben 25 alberi monumentali italiani, meriterebbero davvero una visita più calma e ragionata. E anche più meditativa.

Giardini Estensi Varese

Insomma, il consiglio è di dedicare a Varese un weekend, ma se proprio non potete seguite i nostri consigli e ve la potrete godere (magari con un po’ di fiatone) in un solo giorno.

E Berlino?

Direte voi: e cosa c’entra Berlino in tutto ciò? Quasi niente. Tranne il fatto che, ritornando a Suspiria, alcune scene del film di Guadagnino sono state girate a Berlino. E noi, quando sentiamo quella parola cominciamo a ‘suspirare’: “Aaaaaaaaahhhhhhhh BERLINO!” Città stupenda! Per sapere la rava e la fava sulla capitale tedesca leggete con fiducia i nostri articoli farciti di foto!

Cosa vedere a Varese in un giorno

Basilica di San Vittore Martire

San Vittore Varese

Iniziamo come i bravi professorini, con un po’ di nozioni tanto per fare bella figura. Il progetto della basilica risale al 1500, probabilmente opera di Pellegrino Tibaldi, l’architetto di Carlo Borromeo. Costruita sul tracciato di una precedente chiesa romanica, la basilica si presenta con tre navate che si riconnettono al presbiterio cinquecentesco.

San Vittore Varese
L’interno della basilica di San Vittore

Ovviamente sapete cos’è il presbiterio, no? Ad ogni modo sia per chi non lo sa sia per chi ha un vuoto di memoria del tipo “professore ho studiato, lo giuro, ma ora non me lo ricordo” il presbiterio è, riducendo al limite, la parte della chiesa che contiene l’altare. Tutto più chiaro ora, no? Bene, andiamo avanti.

San Vittore Varese
“Il presbiterio! Certo! Professore, giuro! Lo sapevo!”

All’interno della basilica è possibile ammirare opere di Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone, di Giovanni Battista Crespi detto il Cerano e di Pietro Antonio Megatti. La volta del presbiterio (ora sapete tutti cos’è e potete farne sfoggio durante l’aperitivo serale) riporta la Gloria di San Vittore di Giovanni Ghisolfi.

San Vittore Varese
Nella Basilica di San Vittore non mancano particolari macabri

E fin qui la parte didascalica. Ora entrate pure e ammirate la Basilica e il suo presbiterio! Ma prima (o dopo, fate voi) date anche una bella occhiata al campanile: d’altra parte è impossibile non notarlo!

San Vittore Varese
La torre del Bernascone

La Torre Campanaria, detta anche “del Bernascone” si innalza per quasi 80 metri di fianco alla basilica ed è un notevole monumento architettonico, testimonianza esemplare del tardo manierismo imposto nella diocesi milanese dai Borromei.

Arco Mera e Piazza del Podestà

Proprio di fronte alla basilica troverete l’arco Mera. L’arco prende il nome dal canonico Luigi Mera che ne finanziò la costruzione per collegare Piazza San Vittore con Piazza Podestà (e l’adiacente Corso Matteotti). Attraversandolo noterete sulle pareti otto lastre di marmo: raccolgono i nomi di tutti i caduti varesini di tutte le guerre, da quelle coloniali alla seconda guerra mondiale.

Arco Mera Varese

Superato l’arco si entra in piazza del Podestà al centro della quale si trova un monumento in bronzo dedicato al Garibaldino, realizzato dallo scultore Buzzi Leone (in realtà si tratta di una copia dell’originale, in marmo, conservato al calduccio nella ex Caserma Garibaldi).

Varese

Proprio alle spalle della statua si trova il Palazzo della famiglia Biumi (in seguito ribattezzato Palazzo Pretorio), che fu sede del Municipio fino al suo trasferimento a Palazzo Estense nel 1882. Il portone presenta due teste leonine intagliate, che richiamano quelle progettate da Giuseppe Bernasconi per il campanile di San Vittore.

Attraverso il portone si accede al Cortile del Broletto, riservato un tempo al giardino e agli orti (il brolo era il nome dell’orto, da cui ‘broletto’, piccolo orto) dove un tempo si teneva il mercato delle granaglie.

Corso Giacomo Matteotti

Corso Matteotti è la via principale della città, quella dello ‘struscio’ come si dice a Roma, o delle ‘vasche’ se preferite un’altra espressione tipica. Insomma la via del passeggio, dello shopping e delle ‘public relations’ specie durante il weekend. Percorre il corso è un piacere, così come fermarsi in uno dei tanti bar e godersi un bel caffè e una fetta di amor polenta, il dolce tipico di Varese.

Consiglio per il pranzo: Premiata Gnoccheria e Risotteria

Percorrete tutto Corso in direzione di piazza Carducci e imboccate via Cattaneo. Dopo pochi metri, al civico numero 1,  vi troverete di fronte all’entrata della Premiata Gnoccheria e Risotteria. Entrate senza pensarci su troppo: è un posto bellissimo, ricavato all’interno di un ex convento del ‘700, con una cucina davvero superlativa!

Premiata Gnoccheria e Risotteria Varese

Noi abbiamo preso degli gnocchi al ragù di polpo, patate e zucchine che ci hanno mandato in visibilio. E un ossobuco con risotto alla milanese da urlo.

Casa Perabò

Alla casa della famiglia Perabò, antica casata nobile estinta intorno alla metà del secolo XIX,  appartiene la finestra più fotografata della città di Varese: si tratta di una monofora in cotto realizzata in stile gotico e in ottimo stato di conservazione (nonostante la possente grandinata che nel 2011 ne distrusse alcune parti, poi restaurate).

La finestra Perabò a Varese

La finestra Perabò a Varese

Il Piantone

Ed ecco una cosa che a noi treeavellers fa sempre un gran piacere incontrare: una maestoso albero! Parliamo del cedro del Libano che si trova in via Verratti e che la gente del luogo chiama affettuosamente ‘il Piantone’. Per chi, come me, ha bazzicato Tivoli negli anni del liceo la cosa non suona poi così strana: lì è presente ‘l’alberone’, punto di ritrovo di generazioni di tiburtini così come il Piantone lo è per i varesini.

Il Piantone di Varese

Il Piantone è l’ultimo albero della città di Varese sopravvissuto alla distruzione operata con il piano di urbanizzazione di inizio ‘900 e venne con molta probabilità piantato da Giulio Adamoli attorno al 1870.

Street Art

Street art a Varese

Lungo le vie della città sono numerose le opere di street art. Proprio nel maggio del 2018 è stato realizzato il progetto URBAN CANVAS promosso dall’associazione Wg Art in collaborazione con il Comune di Varese, che ha ospitato alla rotonda Gaggianello l’artista Gioele Bertin assieme a Francesca Melina della Howler Monkey Cru.

Street art a Varese

Ci siamo imbattuti in alcuni dei loro murales durante la nostra passeggiata in città e ci hanno colpito molto. Peccato non aver potuto dedicare loro più tempo, sarà per la prossima volta!

Street art a Varese

Giardini Estensi e Parco Mirabello

Il vero cuore verde pulsante di Varese. Ho già citato Tivoli precedentemente e sono costretto a citarla di nuovo: dagli splendidi giardini di Villa d’Este ai Giardini Estensi di Varese il fil rouge è lo stesso: la famiglia Estense.

Giardini Estensi di Varese

Certo il legame tra il cardinale Ippolito d’Este di Tivoli e il Francesco III d’Este di Varese è un po’ tosto da ripercorrere, ma essendo io un tipo tignoso mi sono messo lì e ho trovato il discendente comune: Alfonso I d’Este. Padre del primo, il cardinale, e bis-bis-bis-bis-bis-nonno del secondo, quello di Varese. D’altra parte tra i due passano duecento anni di storia italiana, non proprio bruscolini di tempo.

Ippolito e Francesco III d'Este
L’Italia s’e d’Este – A sinistra il cardinale Ippolito a destra il buon Francesco III

Bene, dopo questa ricostruzione genealogica che ha bruciato il 28% dei miei neuroni vediamo da vicino i giardini estensi e Parco Mirabello.

Entrando nei Giardini Estensi si capisce perché Giacomo Leopardi, in una lettera alla sorella Paolina, descrivesse Varese come “la piccola Versailles di Milano”: magari arricchendo con un po’ d’enfasi il giudizio, ma certamente rendendo anche giustizia a un luogo incantevole.

Varese Giardini Estensi

Parco Mirabello Varese

Il giardino è ispirato ai giardini della residenza estiva di Schönbrunn degli Asburgo a Vienna e nel corso degli anni successivi alla sua costruzione è stato arricchito di nuovi ambienti, come il suggestivo “laghetto dei cigni”.

Giardini Estensi Varese

A partire dal 1949 i Giardini Estensi sono un tutt’uno con l’adiacente Parco di Villa Mirabello, dove ha sede il Civico Museo Archeologico.

Giardini Estensi e Parco Mirabello a Varese
C’è da camminare…

Giardini Estensi e Parco Mirabello a Varese

In cima al Colle Mirabello, così chiamato per la vista di cui si gode sul lago di Varese, si trova Villa Mirabello, edificio eretto alla fine del Seicento e poi ampiamente rimanegiato e riedificato nei due secoli successivi. Dell’antica costruzione rimane oggi solo l’Oratorio della Beata Vergine Addolorata, progettato nel 1767 da Giuseppe Veratti, architetto varesino.

Parco Mirabello Varese
Villa Mirabello

Il resto della villa fu rinnovata nel 1843, in stile inglese, e con essa il giardino, col pratino bello rasato e un ampio parco con piante esotiche come cedro del Libano, cedro dell’Himalaya, magnolie, Ginko biloba e molte altre. Una meraviglia! All’interno del parco trovano posto ben 25 alberi monumentali. Scovarli e ammirarli è un’impresa che regala immense soddisfazioni!

Alberi monumentali a Varese

Bonus track

Varese regala un’altra meraviglia: il Sacromonte di Varese. Si raggiunge in pochi minuti d’auto o, in estate, con una caratteristica funicolare. Al Sacromonte di Varese dedicheremo un post a sé, perché lo merita tutto. Intanto mettetelo nella vostra lista del cosa vedere a Varese in un giorno, dal momento che noi l’abbiamo fatto e sì, lo confermiamo: SI-PUO’-FARE!

Autore del post: Federico

Appassionato di tecnologia, cinema, fotografia e viaggi, scrittore per passione e per sostentamento, dottore in scienze naturali, intriso di web fino al midollo. Una specie di Frankenstein: chiamatemi 'Frederàic'!

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