Tempo di lettura: 8 minutiUltimo aggiornamento: 3 Marzo 2021

Una delle cose più misteriose del mondo sono le statue sull’Isola di Pasqua. Parliamo di un piccolo lembo di terra sperduto nell’Oceano Pacifico a migliaia di km dalle coste della Polinesia, che per prima lo colonizzò, e quelle Cile, di cui fa parte. Un’isola isolata ma famosissima grazie ai Moai, gli enormi ed enigmatici busti che ancora oggi celano i propri segreti col loro sguardo imperscrutabile e le loro labbra serrate.

Che senso avevano? Come le hanno realizzate? E perché le hanno disseminate apparentemente a casaccio sull’isola? Nessuno lo sa ancora per certo, ma di sicuro quando si tratta di esoterismo o misteri cosmici o gomblotti vari loro c’entrano sempre. Sarà per via della Mana, l’energia spirituale e magnetica che pare soffi su questa terra sperduta e selvaggia…

statue Isola di Pasqua

Vedere i moai dal vivo era uno dei miei sogni più grandi, un sogno che diventato realtà qualche tempo fa e che ora è tra i ricordi più indimenticabili.

Ma l’Isola di Pasqua ha anche altro da vedere/fare, perciò andiamo subito a scoprirla! Secondo me 3 giorni sono il periodo ideale visto che è abbastanza piccola: misura 24 km x 13 km. Tuttavia nulla se non le tariffe aeree ti vieta di rimanere di più…

Le statue dell’Isola di Pasqua, meglio note come Moai

I Moai, i ‘capoccioni’ che punteggiano l’Isola di Pasqua, come dicevo sono uno dei più grandi misteri della Terra: che scopo avevano? Pesano un botto, perché gli isolani si sono fatti il mazzo (e come?) per trasportarli lungo tutta l’isola? Il mistero rimane di fatto irrisolto, visto che il popolo che li ha creati non ha lasciato nulla di scritto, e fa parte del fascino senza tempo di Rapa Nui (il vero nome dell’isola). Naturalmente ci sono teorie di tutti i tipi, da quelle più esoteriche e fantasiose a quelle più sensate.

Quelle che vanno per la maggiore ci dicono che erano capitribù defunti che potevano mettere in contatto mondo dei vivi e dei morti, oppure divinità che favorivano l’abbondanza e la sicurezza dell’isola e degli isolani. Che poi Rapa Nui è l’esempio perfetto di disastro ecologico alimentato dall’egoismo e dalla cecità degli esseri umani… si vede che contro questi mali non ci sono divinità che tengano!

statue Isola di Pasqua

A parte questo, le statue dell’Isola di Pasqua sono disseminate ovunque, spesso ”riunite” in altari detti Ahu. Vediamo i più belli.

Ahu Tongariki

Ahu Tongariki è in assoluto uno degli altari più suggestivi e affascinanti: lungo 100 metri, ospita ben 15 moai tutti diversi messi in fila rivolti a guardare lì dove una volta c’era un villaggio. Alle loro spalle c’è il mare potente. Grazie a un restauro negli anni ’90 una delle statue ha recuperato il proprio pokau, il copricapo rosso di pietra vulcanica, perso per colpa dello tsunami che nel 1960 ha devastato varie zone.

Trovarsi davanti a quest’Ahu è emozione pura.

statue Isola di Pasqua

Ahu Tahai

Ahu Tahai è un importantissimo complesso archeologico con i resti dei primi insediamenti umani sull’isola (700 d.C.) nonché il luogo dove, secondo la leggenda, risiedeva Ngaara, l’ultimo sovrano. La parte migliore sono i tre altari con alcune delle più interessanti statue dell’Isola di Pasqua.

  • Ahu Vai Ure ha 5 moai realizzati in diversi stili ed è una delle location più gettonate per il tramonto.
  • Ahu Tahai: ha un solo moai ma è il più antico tra quelli rimasti.
  • Ahu Ko Te Riku: ha anch’esso un solo moai, anzi unico: ha gli occhi! La cosa era normale per queste statue, ma probabilmente nelle lotte tribali che flagellarono l’isola andarono persi. Infatti questo capoccione alto 5 metri è restaurato. Gli occhi sono fatti di corallo bianco e ossidiana e a dirla tutta sono un filo inquientanti. L’altra particolarità di questo moai è il suo pukao.

Moai con occhi

Ahu Akivi

Ahu Akivi si trova sul lato sud ovest del vulcano Maunga Terevaka. Ha diverse particolarità: intanto è situato nell’entroterra a differenza degli altri Ahu, e poi i moai guardano verso l’Oceano invece che verso l’interno come tutti gli altri. La corsa forse più strana però è il suo orientamento astronomico: i 7 moai guardano il tramonto durante l’equinozio di primavera e danno le spalle all’alba durante quello d’inverno.

statue Isola di Pasqua

Ahu Te Pito Kura

Ahu Te Pito Kura è un sito diverso da tutti gli altri per varie ragioni. Qui c’è il moai più grande di tutti, Paro: pensa che solo le orecchie sono lunghe 2 metri! Oggi giace faccia in giù con accanto il suo pukao rosso, ma è comunque impressionante.

La cosa più strana è una roccia poco distante, a forma di uovo, lunga circa 80 cm. Secondo la leggenda fu portata qui dal mitico re Hotu Matu’a, e sprigionerebbe la particolare energia magnetica chiamata Mana. Te Pito Kura significa infatti ‘ombelico di luce‘.

 Isola di Pasqua

Non vorrei rovinare la poesia, giuro che c’ho provato! Ci ho messo le mani sopra per un po’, ma non ho sentito nulla…

Cosa vedere oltre alle statue dell’Isola di Pasqua

I moai ovviamente spadroneggiano, ma c’è anche altro da vedere e fare su questo pezzettino di terra, cominciando dai 3 vulcani spenti: Ranu Kau, il Terevaka e il Poike. Poi c’è il cratere altrettanto inattivo del meraviglioso Ranu Raraku.

Rano Raraku

Rano Raraku era la fucina dei moai: ancora oggi ben 400 capoccioni, in varie fasi di lavorazione, sono sepolti fino alla testa sulle pendici del vulcano. L’insieme è straordinario e del tutto unico. Come unica è la sfiga di arrivare lì e… finire la schedina di memoria delle foto senza averne un’altra dietro! No comment, meno male che certi ricordi sono indelebili e il nostro cervello è a prova di spazio (forse)…

statue Isola di Pasqua

A parte questo, il luogo è mistico e in qualche modo spirituale. Vedere tutti questi moai che spuntano dalla terra inoltre non può che farci cercare ancora una volta la risposta al mistero che celano: qual è il loro senso? Come cavolo sono stati creati? Neanche Giacobbo ha saputo rivelarcelo…

Mentre mediti su tutto ciò e inventi le tue personali ipotesi, puoi raggiungere la cima e ammirare la bocca del vulcano, dove nei secoli si è formato un lago scintillante. Anche il panorama ti strapperà un ‘ohhhh’ emozionato.

Isola di Pasqua

Ultima chicca: su un versante del vulcano c’è l’unico moai inginocchiato, il Tukuturi.

Ranu Kau

Il Ranu Kau è il vulcano più grosso dell’isola e oggi è colmo d’acqua e vegetazione. D’altra parte il suo nome fa proprio riferimento a questa caratteristica: Ranu sono i vulcani con i crateri che si sono riempiti d’acqua, mentre Kau indica l’abbondanza di acqua. Per come la vedo io avrebbero pure potuto chiamarlo cratere ventoso, perché anche di quello ce n’è a iosa.

 Isola di Pasqua

Motu Nui, Motu Kau Kau, Motu Iti

Gli isolotti Motu Nui, Motu Kau Kau e Motu Iti puoi ammirarli da lontano, dal Ranu Kau, pensando al rito dell’uomo uccello che proprio qui si svolgeva. E che funzionava così: ogni anno le tribù indicavano un proprio guerriero che si cimentava nella disputa.

Il prescelto si lanciava dallo strapiombo del vulcano, nuotava tra squali e onde tempestose fino a Motu Nui, si arrampicava, cercava il primo uovo deposto dalla sterna fuligginosa e lo portava al Gran Sacedote. Il primo a riuscire nell’impresa diventava uomo-uccello fino all’anno seguente, cosa di cui ovviamente potevano bullarsi sia lui sia il suo villaggio.

isolotti Isola di Pasqua

Noi nel nostro piccolo in Grecia ci siamo lanciati in acqua da quasi 10 metri ma ci siamo fermati lì: per fortuna non dovevamo acchiappare nessun uovo né compiacere sacerdoti…

A parte gli scherzi, Motu Nui è ottimo anche per le immersioni: l’Isola di Pasqua non ha una barriera corallina, ma ha dei coralli molto grossi e le sue acque sono limpide e abbastanza calde da rendere godevolissima l’esperienza.

Orongo

Era un villaggio cerimoniale, abitato da capi villaggio con altre case tutto intorno, dove si svolgevano antichi rituali ripresi oggi nel festival Tapati Rapa Nui che si tiene le prime due settimane di febbraio. Nei resti delle abitazioni sono stati trovati dipinti che raccontano la cerimonia dell’uomo uccello, mentre nei suoi dintorni ci sono circa 1700 petroglifi, ovvero scritte cerimoniali incise sulle rocce.

Isola di Pasqua

Inoltre viene da Orongo il moai esposto al British Museum di Londra, una delle pochissime statue dell’Isola di Pasqua che non siano in patria. Ma mentre le altre sono state donate o realizzate in tempi recenti da isolani, come il nostro moai di Vitorchiano nel Lazio, quello ‘inglese’ è stato trafugato. Infatti si chiama ‘amico rubato’, ‘Hoa Hakananai’a.

Rapa Nui National Park

Il Parco Nazionale Rapa Nui nasce nel 1935 e occupa il 40% dell’Isola! Al suo interno comprende tantissimi siti stupendi come Orongo, Rano Kau, Ahu Akivi, Ahu Tongariki e molti altri. Per questo è Monumento Storico e Patrimonio Unesco. E per questo ti troverai sicuramente a visitarlo.

Isola di Pasqua spiagge

L’isola non è famosa per le sue spiagge, anzi: troverai principalmente scogliere aspre e nere che rivelano la sua origine vulcanica. Nonostante questa premessa, una delle spiagge più belle che io abbia mai visto si trova proprio qui.

statue Isola di Pasqua

  • Si chiama Anakena e sono sicura che sarà indimenticabile anche per te. Sabbia bianca, mare azzurrissimo, palme e due Ahu che la rendono unica nel verissimo senso della parola. Il primo è Ahu Nau Nau con 7 moai, il secondo più interno è Ahu Ature Huki con un capoccione solitario ma comunque attento a quello che succede.

Qui ho assistito a una delle cose più ignoranti della mia vita (e abito a Roma…), tanto per riallacciarci alle riflessioni sul ruolo di ognuno di noi nella tutela dell’ambiente che ho condiviso nel mio articolo sui 5 motivi per visitare l’Isola di Pasqua.

Un tizio, purtroppo italiano, era in spiaggia insieme a moglie e figlio piccolo. A parte il modo di parlare alla moglie, letteralmente a pesci in faccia e comandandola a bacchetta, quando se ne è andato ha lasciato poggiata sulla sabbia una lattina di Coca Cola. Non commento la cosa indegna e indecorosa, ti rassicuro solo che l’ho buttata io nel cestino.

statue Isola di Pasqua

Ps: Anakena oltre a essere perfetta per prendere il Sole, fare il bagno, andare in kayak, dispone anche di toilette e di un chioschetto (e cestini per la spazzatura).

  • Poco distante da Anakena c’è un’altra bellissima spiaggia, Ovahe, dalla sabbia bianca, il mare smeraldo e il fascino selvaggio. Anche troppo, nel senso che qui le correnti sono abbastanza forti.

Ovahe

Hanga Roa

Hanga Roa è l’unico centro urbano dell’Isola, quindi ne è anche la ‘capitale’ e il luogo dove si concentrano gli abitanti, circa 5000. È anche l’unico punto di approdo via mare, avendo i due porticcioli Hanga Roa Otai e Hanga Piko. Non che qui attracchino grosse imbarcazioni, infatti le rare navi da crociera si fermano a largo e organizzano il trasporto con motoscafi. Nei pressi c’è anche l’unico aeroporto internazionale, il Mataveri Airport.

Hanga Roa ha molti hotel, ristoranti, locali, negozi, una meravigliosa chiesetta cattolica in stile polinesiano, il mercado artesanal da cui io ho riportato indietro ovviamente delle statuette di moai in pietra lavica, il giardino botanico Tau Kiani, la spiaggetta Pea. Insomma è tutta da girare!

Hanga Roa

Attività sull’isola di Pasqua

  • Scoprire i moai, le statue dell’Isola di Pasqua.
  • Fare escursioni: ci sono diversi bei sentieri da percorre a piedi, non difficili. Il più bello è la Ruta Patrimonial che arriva fino a Orongo partendo dal Museo Antropologico Sebastián Engler.
  • Andare in bicicletta: l’isola ha un percorso ad anello molto panoramico di 48 km, perfetto per pedalare perché la litoranea è quasi pianeggiante e le salite interne moderate.
  • Fare immersioni.
  • Andare a cavallo: in giro per l’isola vedrai tanti cavalli, e sicuramente una cavalcata tra panorami selvaggi è un’attività che può regalarti tante soddisfazioni.
  • Assaporare l’anima polinesiana ma unica di Hanga Roa.

cavalli e mare

Alcune info pratiche

Come arrivare, dove mangiare e come muoversi

Ne abbiamo parlato nel nostro articolo sui

5 motivi per arrivare all’altro capo del mondo e visitare l’isola l’Isola di Pasqua

  • In sintesi ci si arriva via aereo da Santiago del Cile. Dalla polinesiana Tahiti anche è possibile ma i voli sono molto meno frequenti: una volta a settimana invece che tutti i giorni.
  • Per quanto riguarda l’hotel ti suggerisco di sceglierne uno in stile locale perché sono veramente belli. Quello che avevo preso io non lo trovo più su internet, forse ha chiuso.
  • Per mangiare invece ti propongo il Te Moana, dove ho preso un’insalata di polpo talmente buona che l’ho inserita nel nostro giro culinario del mondo.
  • Per muoversi sull’isola infine ti consiglio di noleggiare una piccola Jeep visto che le strade interne, almeno quando sono stata io, non erano il massimo. Ma se preferisci sono a disposizione anche scooter, bicicletta o macchina. Non c’è trasporto pubblico.

Moai

Biglietti per il Rapa Nui National Park

Il Parco si paga e anche se alcuni siti come ad esempio Ahu Tahai non hanno la biglietteria, bisogna lo stesso aver aquistato l’ingresso, che le guardie possono richiederti in ogni momento. Quindi è più pratico comprare subito i biglietti, magari direttamente all’aeroporto, e portarseli sempre dietro. Tanto più che durano 10 giorni e ti consentono entrate multiple nei vari siti, a parte a Ranu Rarako e Orongo dove puoi entrare una volta sola. Tutte le info sul sito del Parco Nazionale Rapa Nui.

Quando andare

Gennaio-Marzo è alta stagione, quindi c’è più gente e i prezzi sono più alti. A dire la verità io ci sono stata a fine febbraio-primi di marzo e gente ce ne era ben poca, mah! Allo stesso modo questi sono i mesi migliori perché è la loro estate, il che non esclude di beccare la pioggia, come è capitato a me.

statue Isola di Pasqua

In ogni caso gli altri mesi sono buoni perché il clima è mite e favorevole, in particolare il periodo è più secco è tra settembre e febbraio.

Goditi l’isola, noi ci vediamo al prossimo viaggio!

Explore. Dream. Discover.

Simona

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Autore del post: Simona

Viaggiatrice seriale, ha piazzato una bandierina in ogni angolo di mondo, ma da buona perfezionista qual è vuol continuare a mettere bandierine, facendo impallidire l’Emilio Fede di berlusconiana memoria

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