Provate a chiedere a un americano di parlare della Toscana e lui sicuramente vi descriverà la Val d’Orcia. Una sineddoche che è principalmente il risultato della sterminata produzione cinematografica che ha visto questi luoghi come indiscussi protagonisti. E in effetti le colline del senese, così morbide e regolari, così fotogeniche e così sfacciatamente belle non possono che ispirare arte, nelle sue molteplici forme, dal cinema alla fotografia passando, ovviamente, per la pittura.

La Val d’Orcia tra cinema e pubblicità

In queste zone, dicevamo, sono state girate scene epocali del cinema moderno, dai colossal hollywoodiani come Il gladiatore di Ridley Scott a classicissimi come l’Armata Brancaleone di Mario Monicelli, da gioielli meno conosciuti come Nostalghia di Andreij Tarkovskij a commedie all’italiana come La mia vita a stelle e strisce di Massimo Ceccherini. E via così, la lista sarebbe davvero lunghissima.

I cipressi di San Quirico d'Orcia
I cipressi di San Quirico d’Orcia

E anche l’industria pubblicitaria non ha resistito al richiamo della Val d’Orcia, contribuendo a suon di spot a forgiare l’immagine di una Toscana tutta colline, cipressi, casali e mulini, come quello (il più famoso) del Mulino Bianco (vero nome: Mulino delle Pile), costruito nei primi anni del 1200 dai Monaci dell’Abbazia di Serena a Chiusdino in provincia di Siena e poi restaurato e parzialmente modificato a fini commerciali.

I Cipressi di San Quirico

In tutto questo enorme immaginario collettivo un posto d’onore è occupato dai cipressi di San Quirico d’Orcia. La zona è talmente iconica che il comune nel 2011 ha posto il copyright (per fini commerciali) “sulle immagini del proprio territorio e sulle emergenze di carattere artistico, culturale, ambientale e architettonico”.

Val d'Orcia
Sprazzi di Val d’Orcia

I cipressi di San Quirico appartengono non a caso al gruppo di 55 piante toscane inserite dal ministero delle Politiche agricole nel primo elenco di 2407 alberi monumentali italiani che si contraddistinguono per l’elevato valore biologico ed ecologico o per importanza storica e culturale che rivestono in determinati contesti territoriali.

Come vedere i cipressi di San Quirico

La premessa è tanto d’obbligo quanto scontata: tutta la Val d’Orcia merita una visita, meglio se di qualche giorno, spostandosi di borgo in borgo. Noi, tanto per iniziare, le abbiamo dedicato un weekend, scorazzando con l’auto tra Abbadia San Salvatore, Bagni San Filippo, il monte Amiata e (appunto) San Quirico d’Orcia.

Per gli amanti del walking ovviamente c’è anche la più meditativa (e faticosa) Via Francigena. Ma per chi come noi preferisce esplorare il più possibile ottimizzando il tempo a disposizione l’automobile diventa una scelta imprescindibile. Spesso e volentieri ricorriamo al noleggio: i nomi più noti li conosciamo tutti e sappiamo quanto siano affidabili (nella maggior parte dei casi…). Tuttavia non sempre propongono tariffe abbordabili. Negli anni abbiamo cominciato a fidarci, senza pentircene, anche di compagnie più low cost, in grado di offrire un ottimo servizio a prezzi decisamente interessanti. Naturamente, valutando le compagnie. Ad esempio segnaliamo volentieri Goldcar, pioniera nel settore low cost, non solo per le ottime tariffe ma anche per l’affidabilità e l’attenzione che da più di 30 anni offre al cliente.

I cipressi di San Quirico
I cipressi di San Quirico. Come arrivarci se non in macchina?

Se siete d’accordo anche voi ad andare in auto, fate come noi: mettetevi sulla Cassia e dirigetevi a sud di San Quirico d’Orcia. Pochi chilometri dopo aver lasciato la cittadina avvisterete, sulla vostra sinistra, il famigerato gruppo di cipressi: la località dove si trovano è nota come i Triboli, al confine tra la Val d’Ombrone e la Val d’Orcia. A questo punto trovate un posticino dove accostarvi in sicurezza (facendo molta attenzione!) e cominciate a riempire la vostra scheda SD di fotografie.

Dopodiché vi consigliamo di risalire in auto e andare a vedere da vicino i cipressi. La strada che conduce loro non è comodissima ma neanche drammatica, basta andare pianino e non aver paura d’impolverare la macchina. Giunti in cima alla collina verrete ripagati da questo panorama:

I cipressi di San Quirico
Circondato dai cipressi

Bonus track: la Cappella della Madonna di Vitaleta

Poco distante dalla zona dei cipressi di San Quirico si trova un altro elemento iconico della toscanità, anche questo più e più volte fotografato e rappresentato. Si tratta della cappella della Madonna di Vitaleta. La chiesa è proprietà privata ma è possibile comunque visitarla esternamente e ovviamente fotografarla da più angolazioni. Il primo approccio si ha proprio dalla via Cassia, in prossimità del sentiero, piuttosto lungo e percorribile solo a piedi, che lo congiunge con la chiesa. Da qui è possibile fare delle foto molto suggestive, come questa:

cappella della Madonna di Vitaleta
Più o meno al centro della foto, in secondo piano, la cappella della Madonna di Vitaleta

Poi, percorrendo la strada provinciale 146 di Chianciano si può giungere quasi a ridosso della Cappella: in realtà è necessario parcheggiare l’auto in un piazzale e percorrere circa 200 metri a piedi lungo un sentiero ben visibile e dalla difficolta pari a zero. Arrivati nei pressi della chiesina dovrete solo liberare la vostra fantasia (e schivare nei vostri scatti chi, come voi, vuole immortalare la zona da ogni angolatura)

Informazioni utili: le mappe

Per agevolarvi nel ritrovare questi due posti dall’alto tasso di instagrammabilità, ecco a vuoi le mappe: se state consultando questo articolo da smartphone basterà cliccare sul link subito sotto il titolo per accedere direttamente a Google maps e tracciare il percorso da seguire. Buon viaggio e… buona fotografia!

1- I cipressi di San Quirico: dove fotografarli dalla via Cassia

https://goo.gl/maps/AKup3H1MTn62

2- I cipressi di San Quirico: per toccarli con mano

https://goo.gl/maps/sSY2BP4SnLn

3- La Cappella della Madonna di Vitaleta

https://goo.gl/maps/A937ENBQsV42

in collaborazione con: UpStory

Autore del post: Federico

Appassionato di tecnologia, cinema, fotografia e viaggi, scrittore per passione e per sostentamento, dottore in scienze naturali, intriso di web fino al midollo. Una specie di Frankenstein: chiamatemi 'Frederàic'!

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