Chissà cosa pensavano gli antichi ateniesi mentre salivano verso l’acropoli? Noi pensavamo a cosa pensavano loro mentre, col sole cocente di luglio che ci arrostiva, percorrevamo la salita calcando niente meno che le orme dei millenni. Già, l’acropoli di Atene. Uno dei luoghi più simbolici della storia occidentale e pure mondiale.

Ancora oggi mantiene un fascino innegabile, che va oltre i resti che si possono ammirare e che non si esaurisce col Partenone (da solo vale il viaggio: lo confermiamo!). Il suo fascino è soprattutto simbolico. Ed è davvero difficile non subirlo.

acropoli di atene Partenone

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Cos’è un’acropoli

Cominciamo col dire che l’acropoli di Atene è l’acropoli per definizione, ma molte póleis greche ne avevano una. Il perché lo spiega il nome stesso: akros alto – polis città, era in poche parole la parte più alta dell’abitato. E si sa che altezza mezza bellezza! Ok, diciamo che le ragioni per costruire in alto erano innanzitutto difensive, infatti le acropoli erano spesso fortificate.

Poi, siccome si sa anche che l’afflato mistico tende sempre in alto, ecco che nel tempo si aggiunsero funzioni religiose e altre di ben più bassa lega quali quelle politiche (tuttavia la politica ai tempi dell’antica Grecia sembrerebbe essere stata più dignitosa di quella attuale…).  Funzioni che andarono di pari passo con l’aspetto monumentale.

Acropoli di Atene

Tutto intorno all’acropoli c’era la parte restante della città: abitata dal popolo, con le sue case, i suoi templi, e la sua piazza principale ovvero l’Agorà. Per inciso, Atene ne sfoggia ben due: l’Agorà greca e quella romana.

L’acropoli di Atene, l’acropoli per antonomasia

Parliamo di dimensioni: l’acropoli di Atene sorge su una rocca alta 156 m slm, larga 140 m e lunga 280 m. Affonda le sue origini nell’età arcaica e su questo pianoro c’erano costruzioni già nel VII sec. a.C.. Facciamoci due conti: la sua nascita si perde davvero nelle nebbie del tempo.

Ovviamente a noi qui interessa l’epoca d’oro di Atene, quella di Pericle nel V secolo a.C. (sì, decisamente la politica greca era più dignitosa), quando l’acropoli venne ricostruita dopo la devastazione subita per mano dei Persiani (480 a.C.). Grazie a lui, furono costruiti il Partenone e tante altre belle cosine.

Acropoli di Atene

Merita poi un cenno il fatto che i romani in seguito abbiano trasformato il Partenone in una chiesa dedicata a Maria, che i turchi ci tenessero dentro la polvere da sparo e che nel 1687 i veneziani lo abbiano bombardato facendo saltare in aria parecchi pezzi. Ci interessa anche sapere che durante la dominazione dell’Impero ottomano Lord Elgin trafugò gran parte dei marmi che ne decoravano frontoni e metope. Ragione per la quale oggi al British Museum a Londra possiamo ammirare per l’appunto i famosi ‘marmi del Partenone‘.

Acropoli di Atene

Naturalmente il pianoro è ancora adesso terra di scavi archeologici. I ritrovamenti possono essere visti al Museo dell’Acropoli, che sta di fronte alla rocca e che è davvero bello bello – e interessante.

Non solo Partenone: cosa vedere sull’Acropoli di Atene

Tutti conosciamo il Partenone, ma sull’acropoli di Atene ci sono anche altre cose che, Zeus non mi fulmini, Atena non mi trafigga con la lancia e Poseidone non mi anneghi, lasciano forse anche più stupiti. Sembra un po’ un’eresia ma non lo so… forse il fatto di averlo visto mille volte in foto, o di aver visitato altri templi (come ad Agrigento, anche se più in piccolo), oppure il perenne cantiere che ne avviluppa una parte… hanno levato un po’ di fascino a questa costruzione del resto magnifica sotto ogni punto di vista. Personalmente, ne hanno guadagnato in sorpresa l’Eretteo e il tempio di Atena Nike.

Acropoli di Atene

Ma procediamo con metodo, seguendo l’itinerario di visita. Noi siamo entrati dall’ingresso Est e usciti da quello principale e questo è ciò che abbiamo visto man mano.

Santuario di Dioniso

Situato all’inizio del giro (dall’entrata Est), risale al VI sec. a.C. ed è dedicato per l’appunto a Dioniso, per la precisione Eleutereo (dal nome di una villaggio delle Boezia da cui portarono la statua lignea del dio, il cui culto veniva così introdotto ad Atene etc etc… vabbeh)

Oggi rimane molto poco, ma il Santuario comprendeva un tempietto di età arcaica più un secondo dorico e una stoà (passaggio o porticato colonnato ad uso pubblico) che poi si andò ad appoggiare sul Teatro di Dioniso.

Odeon di Pericle

Anche di questo rimane ben poca roba, eppure l’Odeon di Pericle era grandioso. La cosa particolare è che aveva una pianta quadrata invece che circolare come al solito. Veniva usato per i concorsi musicali che facevano parte delle Panatenee.

Teatro di Dioniso

“Eschilo Eschilo che qui si Sofocle ma attenzione che le scale sono Euripide!”

Si usa ancora questo ‘simpatico’ modo per ricordare i nomi dei più grandi autori tragici greci? Sì? No? In ogni caso le loro opere, assieme a commedie come quelle di Anassimandro, furono messe in scena nell’importantissimo Teatro di Dioniso (sempre lui) che si trovava qui sul pendio della rocca ateniese.

Acropoli di Atene Teatro di Dioniso

Si pensa che potesse accogliere 15mila spettatori, non male dato che risale agli inizi del V sec. a.C.! Oggi rimangono parecchi sedili in pietra, che all’epoca erano divisi in base al censo e alla nobiltà degli spettatori. Le donne comunque sedevano in fondo, figuriamoci.

Acropoli di Atene Teatro di Dioniso

Il sedile centrale della prima fila, in marmo e decorato con zampe di leoni, era invece riservato al sacerdote di Dioniso. Una cosa sorprendente è che già si utilizzassero dei macchinari per realizzare trucchi scenici!

Santuario di Asclepio

Votato alla guarigione dei malati e pertanto dedicato al dio della medicina, oggi del Santuario di Asclepio rimangono alcune colonne suggestive. Venne costruito su una sorgente di acqua considerata curativa che dovrebbe essere ancora attiva. Noi non l’abbiamo vista, e sì che ci avrebbe fatto parecchio comodo (vedi alla voce ‘Consigli per la visita’)!

acropoli di Atene

Stoà di Eumene

La stoà era un passaggio coperto e colonnato che in questo caso collegava il Teatro di Dioniso all’Odeo di Erode Attico. Realizzato su due piani, oggi non ne rimane granché, ma il percorso da qui comincia a salire verso l’acropoli con più convinzione.

Odeo di Erode Attico

Si arriva così all’Odeo di Erode Attico, un teatro più piccolo, da 5000 posti, dove facevano concerti musicali. Dedicato da Erode Attico alla memoria della moglie Annia Regilla che forse però fece ammazzare proprio lui, viene usato ancora oggi e devo dire che è molto suggestivo, anche per il panorama che si gode su Atene e la collina di Filopappo.

i di Atene Odeon Erode Attico

Propilei e Porta Beulé

Lasciato alle spalle l’Odeo, salendo ancora si raggiunge finalmente l’ingresso vero e proprio all’acropoli di Atene. Basta superare la Porta Beulé, una porta fortificata costruita dai Romani ai piedi della scalinata che conduce ai Propilei. La porta prende il nome dall’archeologo francese che l’ha scoperta nel 1852.

Acropoli di Atene Propilei

Saliti i gradini, eccoci dunque ai Propilei, e qui cominciamo ad assaporare la vera bellezza dell’acropoli. Sono l’ingresso monumentale alla spianata ed erano formati da un atrio centrale con due ali ai lati: Pinacoteca a sinistra e portico a destra. Il corpo centrale prevedeva all’esterno 6 colonne doriche altissime simili a quelle del Partenone e all’interno altre colonne ma ioniche. Il progettista, Mnesicle, riuscì quindi ad armonizzare questi due stili architettonici.

Acropoli di Atene Propilei

Attraversando il camminamento centrale, ti suggerisco di guardare in alto: non tanto per controllare se le colonne toccano il cielo, ma perché il soffitto era fatto a cassettoni, e in origine dipinto con stelle su fondo blu. Se aguzzi la vista, qualche traccia di colore c’è ancora!

Piccola nota: gironzolare qui mi ha catapultato a quando mi aggiravo per le colonne dei templi egizi. Lo so che sono cose diverse, però l’emozione di fronte a resti così antichi e così carichi di storia è stata la stessa.

Acropoli di Atene Propilei

I Propilei hanno fatto anche da modello per architetture di stile neoclassico, come ad esempio la Porta di Brandeburgo a Berlino.

Tempio di Atena Nike

Superati i Propilei ti si apre la spianata con l’enorme Partenone sulla destra e l’Eretteo sulla sinistra, ma prima ancora voglio parlarti del Tempio di Atena Nike. Si trova dietro la Pinacoteca, tutto sulla destra. Lo si nota subito anche dal basso perché è costruito in pizzo alle rocce. Fu costruito, si stima, intorno al 425 a.C. grazie all’ingegno di Callicrate (coautore del Partenone), su una fossa per le offerte risalente all’età del Bronzo.

Acropoli di Atene Atena Nike

Anche se è restaurato, quindi in qualche modo ‘risistemato’, a me è piaciuto proprio tanto, non so bene perché. Forse per la forma quasi (quasi) quadrata, forse per la sua posizione al limite della rocca, forse per le sue 8 eleganti colonne.

Acropoli di Atene Atena Nike

Oppure perché è interamente in ordine ionico e a me l’ordine ionico piace proprio tanto, o per i bassorilievi del frontone, che raccontano una battaglia tra greci e Persiani (sono una copia, gli originali sono al Museo dell’Acropoli)… fatto sta che l’ho trovato delizioso. E’ anche molto fotogenico, cosa che di questi tempi super social non guasta!

Acropoli di Atene Atena Nike

Eretteo

Era il vero nucleo sacro dell’acropoli e di Atene in generale. Si svolse qui, a quanto pare, la lite tra Atena e Poseidone per il dominio della città. Possiamo già immaginare chi abbia vinto, comunque la storia è molto carina. In poche parole: per risolvere le pretese di dominio dei due dèi, Zeus decise che la supremazia sulla città sarebbe andata a chi avesse fatto il dono più utile alla popolazione.

Quindi, alla presenza di tutti gli dèi, la disputa ebbe inizio: Poseidone toccò per terra col tridente e ne fece uscir fuori un animale sconosciuto. Era il cavallo, che da allora popolò la terra e aiutò gli uomini in una marea di cose. Atena toccò la terra con la sua lancia e creò un ulivo, fondamentale per l’economia della zona. Vinse lei e noi ovviamente apprezziamo che sia stato per merito di un albero!

 Acropoli di Atene Eretteo

In ogni caso, all’Eretteo a quanto si dice si conservebbero le impronte del tridente di Poseidone su una roccia, la sorgente salata da cui venne fuori il cavallo da lui donato e l’ulivo regalato da Atena. Poi ci sarebbero anche la tomba di Cecrope, il primo, mitologico, re di Atene, mezzo uomo e mezzo serpente, e di Eretteo. C’è infine – e questo sicuro – un santuario trapezoidale dedicato a Pandroso, con tanto di stoà di collegamento con i Propilei.

Il tempio ha 6 colonne ioniche a Est e 3 semicolonne a Ovest sopraelevate per equilibrare il dislivello di ben 3 metri del terreno. A Nord a protezione della sorgente di Poseidone sorse un portico sporgente mentre a Sud troviamo una stupenda loggia sostenuta da cariatidi. Non che uno se ne accorga, ma queste ultime sono delle copie. Gli originali li trovi una al British Museum (Thank you, Lord Elgin) e le altre al solito Museo dell’Acropoli. Sono enormi e bellissime, un motivo in più per visitare il Museo.

 Acropoli di Atene Eretteo

Dal portico a Nord si accederebbe alle celle dell’interno, dedicate a Poseidone e ad Eretteo, ma noi abbiamo trovato l’accesso riccamente chiuso. Appresso, c’è la parte esterna con l’ulivo e la tomba di Pandroso (Pandroseion). Inoltre l’Eretteo era tutto pieno di fregi incredibili, perciò immaginiamoci quant’era bello. Quello che ne rimane è assolutamente affascinante ma sicuramente occorre anche un po’ di immaginazione per ‘vedere’ come doveva essere magnifica ed ‘esagerata’ l’acropoli ai tempi di Pericle.

Acropoli di Atene eretteo
Le pietre sono quanto resta dell’Antico tempio dedicato ad Atena Poliàs, protettrice della città. Già da quanto rimane, si capisce che era bello grosso. Fu distrutto come tutto il resto dai Persiani nel 480 a.C. e sostituito dal Partenone

Pensiamo ad esempio che dopo i Propilei e prima dell’Eretteo c’era una statua enorme dedicata sempre ad Atena, ma stavolta ‘Promachos‘, ovvero ‘che combatte in prima linea’. Era alta più di 7 metri e mezzo e posta su un basamento di un metro e mezzo. Autore Fidia, scultore pregiatissimo che Pericle ingaggiò per vari lavori.

Partenone

Dulcis in fundo, il motivo principe per una visita all’acropoli di Atene: il Partenone. Come dicevo prima, la sua immagine è talmente diffusa che in qualche modo ”ti abitui”, perdi un po’ l’effetto sorpresa che ad esempio ti dà l’Eretteo, che in fondo è un tempio più articolato e con tante storie collegate. Perlomeno questo è stato l’effetto che ha fatto a noi, unito a una sensazione generale di incuria legata al luogo che ha colpito in particolare il Partenone.

Nonostante questo è un monumento incredibile: per la sua bellezza, per le sue dimensioni, per il suo essere simbolo della democrazia greca e occidentale. Insomma, starne al cospetto è una grande emozione che vale tutta la fatica per visitarlo.

 Acropoli di Atene Partenone

Il Partenone è ovviamente transennato e lo si può vedere solo da fuori. Una parte è perennemente soggetta a lavori e puntelli, quindi se volete la perfezione nelle foto dovrete poi dargli di Photoshop.

Si tratta di un tempio (ma su questo c’è dibattito) in marmo pentelico, dedicato ad Atena Parthenos ovvero nubile, vergine, e circondato da un portico colonnato di ordine dorico. Artefice ne fu Fidia su iniziativa di Pericle. Già nell’antichità era considerato perfetto, e su ogni guida puoi trovare la storia, la descrizione dettagliata dell’architettura con le stupefacenti correzioni ottiche apportate e la spiegazione del valore artistico delle sue decorazioni.

Acropoli di Atene Partenone

Sono famosissime le 92 metope scolpite in altorilievo dal sommo Fidia e allievi, che correvano su tutta la parte superiore. E ancora di più il magnifico fregio ionico sistemato lungo le pareti esterne della cella. Pensa: 160 metri di fregio, di cui rimangono 130 metri dislocati in vari musei europei. Il fregio andava visto dall’angolo Sud-Ovest del Partenone. Da qui partivano due specie di ‘storie’ che, seguendo il lato Sud o quello Ovest, si congiungevano nella parte Est, che poi sarebbe quella principale. Stupendi anche i frontoni, riccamente e magistralmente scolpiti.

 Acropoli di Atene Partenone

Il Partenone è grosso, tanto da essere visibile praticamente da ogni punto di Atene, che ne viene di fatto dominata. La sera, con l’illuminazione, assume un fascino ancora diverso e speciale. Ecco perché ti consiglio di fare una passeggiata per il centro dopo il tramonto, e di mangiare al Cafe Avissinia: il locale è stupendo, e in terrazza puoi cenare con vista sul Partenone. Magari ignorando il ‘panorama’ vicino, in basso, che non è altrettanto edificante… una prova delle contraddizioni di questa città, capace di meraviglie come l’acropoli e il Tempio di Zeus ma anche di brutture e tanta incuria.

Consigli per la visita all’acropoli di Atene

Tutto molto bello e magnificente, ma ora veniamo al pratico. Ecco un po’ di accorgimenti per visitare al meglio l’acropoli di Atene, peraltro sito Patrimonio Unesco.

  • Indossa scarpe comode. L’acropoli è in alto quindi occorre salire e camminare molto. In generale il terreno è polveroso, accidentato e in alcuni punti anche scivoloso perciò no tacchi, no zeppe, no infradito, no stivali da amazzone.

acropoli di atene Partenone

  • Porta un cappello e una crema solare. Sulla spianata non non c’è uno straccio d’ombra: in tutto ci sono 2 alberi 2. Uno è l’ulivo di Atena, intoccabile, l’altro poco più di un misero arbusto preso d’assalto dalla gente. Il caldo in estate è tantissimo, ma proprio tanto. Noi siamo stati il primo luglio, faceva 35 gradi e si crepava. Due settimane dopo hanno addirittura chiuso del tutto il sito per qualche giorno…
  • Porta dell’acqua. L’unico e sottolineo unico punto di ristoro è un bugigattolo situato fuori, in basso, all’ingresso principale. Una specie di chiosco senza tavolini e senza fronzoli, ma almeno all’ombra degli alberi. Peraltro i servizi igienici credo ci siano ma boh, non pervenuti… Il peggio però è stato che faceva un caldo da sentirsi male e questi avevano finito l’acqua – l’acqua! – alle 5 del pomeriggio! Non ci hanno dato nemmeno quella del rubinetto, adducendo una supercazzola qualunque.

i di Atene

Al che noi (e non solo noi) che eravamo ottimisticamente saliti senza acqua e riscesi a mo’ di zombie rinsecchiti, ci siamo buttati su una tremenda granita gusto fragola al costo non banale di 4 euro. A parte che per come stavamo l’avremmo pagata pure 8 euro, era acqua zuccherata (male) ma se non altro ci ha consentito di sopravvivere e ripercorrere Dionysiou Areopagitu verso la zona con caffè e locali…

  • Come arrivare ed entrare. La fermata della metro Akropoli non lascia vicino all’entrata principale, dovrai farti un bel pezzo di Dionysiou Areopagitu. Il nostro consiglio è di entrare dall’ingresso Est che invece è abbastanza nei pressi, e che di solito è anche poco frequentato. Così magari ti eviti pure una grossa fila. Inoltre ti godi meglio la visita, perché cominci con le rovine sì interessanti ma meno stupefacenti del versante Sud per arrivare poi alla meraviglia dell’acropoli vera e propria. In una sorta di ‘crescendo’ insomma.

i di Atene Odeon Erode Attico

Altrimenti si può arrivare dai viali pedonali di Thisio, o dalla fermata della metro Monastiraki attraverso Plaka, o salendo magari per i cicladici vicoli di Anafiotika.

  • Biglietti e orari. Per tutte le info su orari e prezzi preferisco sempre rimandare ai siti ufficiali, in questo caso quello dell’acropoli di Atene, perché lì c’è tutto, aggiornato e preciso. Comunque, il prezzo per il 2018 è di 20 euro con riduzione invernale del 50%. Alcuni giorni sono free perciò ti consiglio di valutarli per programmare il tuo viaggio.

i di Atene

C’è anche un biglietto combinato che può essere conveniente se vuoi visitare altri siti: vale 5 giorni e con 30 euro entri all’acropoli, all’Agorà greca, all’Agorà romana, al Keramikos, alla biblioteca di Adriano e altro ancora.

  • Tempo di visita: il sito, tra il versante Sud (quello con Dioniso ed Erode Attico) e la spianata, è talmente vasto da richiedere una mezza giornata. Il consiglio come da altre parti è di evitare le ore centrali che sono le più affollate e in estate anche le più calde. Se vuoi fare foto supersuggestive tieni presente che il tramonto valorizza il marmo pentelico di cui sono fatti tutti gli edifici. Un marmo bianco sì ma con venature dorate che la calda luce serale fa risaltare e rende magiche.
  • Ultimo sforzo: già che sei lì sali sulla collina dell’Aeropago, situata nei pressi dell’entrata principale. C’è una vista bellissima sull’acropoli di Atene e sulla città, inoltre è un luogo stracarico di storia. Fu qui che secondo il mito il consiglio degli dei processò Ares per l’assassinio del figlio di Poseidone. A cui, va detto, non gliene andava bene una: infatti il consiglio accettò la difesa di Ares, che sostenne di aver semplicemente protetto la figlia da attenzioni non desiderate.

In seguito si tennero sempre qui i processi per omicidio e corruzione, e San Paolo da questa collina nel 51 d.C. parlò al popolo, una predicazione le cui parole sono riportate in greco su una targa in ottone.

Noi la finiamo qua, ma sull’acropoli di Atene ovviamente rimane ancora tantissimo da dire. La cosa più bella però, l’unica che potrà davvero darti l’emozione di vivere la storia, è andare di persona a scarpinare visitarla.

sigla Pollon

Oppure, fare un bel ripassino con un cartone animato più che cult, un mito e vero e proprio!

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Chissà cosa pensavano gli antichi ateniesi mentre salivano verso l’acropoli… Noi pensavamo a cosa pensavano loro mentre, col sole cocente di luglio che ci arrostiva, percorrevamo la salita calcando niente meno che le orme dei millenni. E poco dopo, al fresco benedetto del Museo dell’Acropoli, riecco spuntare in lontananza il Partenone! Esperienza unica quella di Atene che abbiamo rivissuto scrivendo il nostro ultimo post sul blog (link in bio). Siete stati anche voi sulla collina del Partenone? Che cosa avete provato? • • • #atene #athens #acropolis #greece #igersgreece #partenone #partenoneacropoli #anticagrecia #instagramgreece #vacanzegreche #travelingreece #travelblogger #travelblog

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Autore del post: Simona

Viaggiatrice seriale, ha piazzato una bandierina in ogni angolo di mondo, ma da buona perfezionista qual è vuol continuare a mettere bandierine, facendo impallidire l’Emilio Fede di berlusconiana memoria

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