Ci sono persone fotogeniche e posti cinegenici. Beh, il quartiere Coppedè di Roma è sicuramente cinegenico se si considera la mole di film che in questi (sostanziamente pochi) metri quadrati di Roma sono stati girati nel corso degli anni.

D’altra parte pare che il destino di questo affascinante angolo di Roma sia legato a doppio filo alla macchina da presa se è vero (com’è vero) che l’idea di costruire un quartiere con queste caratteristiche venne all’architetto Gino Coppedè dopo aver visto il film ‘Cabiria’. Ma procediamo con ordine…

Da Cabiria al quartiere Coppedè

Cabiria, colossal realizzato da Giovanni Pastrone nel 1914, è considerato il più famoso film italiano del cinema muto e narra le vicende di una fanciulla, Cabiria (“nata dal fuoco”, nome inventato per l’occasione da Gabriele D’Annunzio che collaborò anche alla stesura della sceneggiatura) durante la seconda guerra punica. Il film è conosciuto (o meglio, lo era sicuramente in passato, ora è oggetto di conoscenza solo di cinefili e addetti ai lavori) per la sua fotografia e per le ambientazioni favolistiche. Nonché, aggiungo, per essere il primo film nella storia del cinema in cui viene utilizzato “il carrello“, tecnica di ripresa ora di routine ma all’epoca, appunto, estremamente all’avanguardia:

Furono proprio queste ambientazioni e l’immaginario che ne scaturiva a colpire l’allora quarantottenne Gino Coppedè. Quando l’anno dopo l’uscita del film, nel 1915, la Società Anonima Edilizia Moderna decide di realizzare una nuova zona abitativa a Roma, adiacente all’attuale piazza Buenos Aires, affidandone il progetto a Gino Coppedè, l’architetto attingerà (anche) all’immaginario di Cabiria per scatenare la sua fantasia e il  suo omaggio al film è ancora oggi sotto gli occhi di tutti, all’ingresso del palazzo al civico numero 2 di Piazza Mincio. E lo vedremo fra poco.

Gino Coppedè, chi era costui?

Luigi “Gino” Coppedè nasce a Firenze il 26 settembre 1866 e si spegne (non tanto serenamente, dal momento che muore di cancrena polmonare) a Roma il 20 settembre 1927. Il nostro architetto è figlio d’arte: suo padre, Mariano, era un pregiatissimo artigiano ebanista dallo stile eclettico e originale, uno stile talmente unico da meritarsi un nome, lo “stile Coppedè“, appunto. Non bastasse un padre così, uno dei maestri di Gino Coppedè fu Alfredo D’Andrade (il cui vero nome è leggermente più complesso: Alfredo Cesar Reis Freire de Andrade), architetto di origine portoghese, autore tra le altre cose dello stravagante Borgo Medievale di Torino, un “collage architettonico in grado di mescolare castelli valdostani e palazzi fiorentini“, secondo quanto riporta Wikipedia con sintesi perfetta. Non è difficile capire come dall’unione di due influenze così forti ne sia scaturita una terza entità artistica, ugualmente forte e originale: l’architetto Gino Coppedè.

La dedica a Gino Coppedè
La dedica a Gino Coppedè su una delle colonne dell’ingresso di via Doria

“Artis praecepta recentis / maiorum exempla extendo” (“rappresento i precetti dell’arte moderna attraverso gli esempi degli antichi“): è una delle scritte che compare sulla facciata del ‘Palazzo del ragno’, al numero 4 di Piazza Mincio, e rappresenta la dichiarazione d’intenti artistici di Gino Coppedè.

I palazzi del quartiere Coppedè

Sono diversi i punti da osservare con attenzione. Ma vi avverto: per quanta attenzione vogliate mettere nell’osservazione non riuscirete mai a cogliere tutti i dettagli e le minuzie di cui sono cosparsi gli edifici che circondano il fulcro centrale del quartiere, la Fontana delle Rane. Intagli, pitture, sculture, ghirigori e pinzillacchere: c’è un’abbondanza tale di particolari che è difficile non avere un capogiro. Allora coraggio, cerchiamo di fare ordine:

La Fontana delle Rane

Posizionata nel centro esatto del quartiere, la Fontana delle Rane è stata costruita nel 1924. La  vasca più grande è ornata con quattro coppie di figure, ognuna delle quali sostiene una conchiglia sulla quale si trova una rana dalla quale zampilla acqua all’interno della vasca. La seconda vasca, più piccola, di circa due metri di altezza, ha il bordo sormontato da altre otto rane. Si dice che sia un omaggio alla cinquecentesca fontana delle tartarughe, in piazza Mattei, sempre a Roma. Ipotesi suggestiva.

La Fontana delle Rane
La Fontana delle Rane
La Fontana delle Rane
La Fontana delle Rane, particolare. In secondo piano il Palazzo del ragno

Palazzo Ospes Salve

Probabilmente il più cinegenico di tutto il quartiere, quello che ha accumulato il più alto numero di apparizioni sulla pellicola. A questo punto di solito è buona norma citare il film di maggior successo che lo ha visto protagonista: L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento. Lo stesso Dario Argento pare abiti nel quartiere Coppedè, ma sull’esatta posizione della sua dimora aleggia un po’ di mistero, come giusto che sia visto il personaggio. Comunque non credo sia un caso che proprio su questo palazzo campeggi un’opera direttamente ispirata alla scenografia del film ‘Cabiria’ sul quale mi sono già dilungato abbastanza in apertura di articolo: si tratta di un bellissimo arco che domina la scalinata d’ingresso:

L'arco del civico numero 2
L’arco di ingresso del Palazzo Ospes Salve
Il portone d'ingresso
Il portone d’ingresso. Sull’arco l’iscrizione “OSPES SALVE”
Le splendide decorazioni nell'atrio
Le splendide decorazioni nell’atrio
“Yo no soy portiere, soy capitan!”
Soffitti stellati
Soffitti stellati

Per capire come questo palazzo sia entrato nella storia del cinema vi propongo uno spezzone del film ‘Il presagio‘ di Richard Donner (sì, proprio lo stesso regista che girò ‘Ladyhawke’ (anche) a Rocca Calascio e di cui abbiamo parlato in un altro post), che ha il pregio di mostrare anche qualche scorcio degli interni del palazzo, una curiosità che accomuna tutti coloro che si recano in visita al quartiere Coppedé:

Attorno al palazzo fregi di ogni tipo, come ad esempio questo:

Intarsi à la Coppedè
Intarsi à la Coppedè

Palazzo del ragno

Il nome è dovuto dalla decorazione sul portone d’ingresso principale, un enorme ragno che intesse la sua tela, simbolo del lavoro.

Palazzo del Ragno
Aracnide in azione

Al terzo livello è visibile un balconcino con loggia e sopra il balconcino un dipinto raffigurante un cavallo sormontato da un’incudine tra due grifoni e sormontato dalla scritta “Labor“.

Il palazzo del ragno
Il palazzo del ragno nella sua interezza

Sul lato che si affaccia su via Tanaro è possibile leggere il motto “Maiorum exempla ostendo / artis praecepta recentis” che, come detto, è una sorta di dichiarazione d’intenti artistica di Gino Coppedè.

Villini delle Fate

Sono tanti e ognuno ha una sua caratteristica particolare. Tre villini si affacciano su via Aterno e altri tre su via Brenta.

i villini della fate
I villino delle fate ad angolo tra via Aterno e via Brenta

Il primo villino su via Aterno è caratterizzato da una quadrifora posta tra i ritratti di Petrarca e Dante.

Dante e Petrarca
Dante e Petrarca. Più a destra: Firenze

Il secondo villino presenta una serie di tre finestre separate da piccole colonne e, al secondo piano, un dipinto rappresentante Firenze con la scritta “FIORENZA BELLA“, mentre il terzo villino si fa notare per la torretta con festoni e putti e, al secondo piano, un dipinto con una scena di una processione con monache e frati francescani.

Il primo villino su via Brenta invece è caratterizzato da decorazioni raffiguranti il leone alato di San Marco e l’aquila di San Giovanni. Il secondo villino mostra una piccola loggia con decorazioni floreali e due archi con rilievi raffiguranti delle api e l’uva. L’ultimo villino riporta decorazioni di putti e, nel piano centrale, un balconcino con una decorazione rappresentante la lupa con Romolo e Remo. Mentre sul lato di via Olona, una strada privata, è interessante la raffigurazione dell’albero della vita e del dipinto raffigurante una meridiana.

albero della vita e meridiana
L’albero della vita e la meridiana

Palazzi degli Ambasciatori e il grande arco

I Palazzi sono due, a pianta triangolare, separati da via Dora e uniti da un grande arco dal quale pende un enorme lampadario in ferro battuto:

Quartiere Coppedè
Salti di giuoia!

Il grande arco centrale è decorato con pitture rappresentanti una Vittoria alata e mosaici raffiguranti delle aquile. All’interno dell’arco è visibile, su una delle colonne, la dedica a Coppedè.

Al terzo piano, sul lato che affaccia su via Tagliamento, proprio di fronte allo storico locale romano ‘Piper club’, è visibile (anche se bisogna un po’ aguzzare la vista) la decorazione di una coppa che (si dice) rappresenti il Santo Graal.

Il Santo Graal di Coppedè
Il Santo Graal di Coppedè. Dice. Mah.

Coppedè e il cinema, da Roma al Lago di Como

Ultima curiosità: a Gino Coppedè si deve anche la realizzazione di Villa La Gaeta sul Lago di Como. Va da sé che il buon Gino la progettò seguendo il suo stile eclettico, ricco di citazioni e temi sovrapposti. E come il quartiere Coppedè di Roma, anche Villa La Gaeta ha seguito il destino delle opere del suo creatore, diventando lo sfondo di uno dei film di maggior successo della serie ‘James Bond‘. Buona visione:

Titoli di coda: alcune informazioni utili sul quartiere Coppedè

Dove si trova

Per farla breve, si trova qui:

Come arrivare

  • Con la macchina, avendo un po’ di pazienza per trovare un parcheggio (meglio se andate di domenica, nei giorni feriali potrebbe essere un caos)
  • Con i mezzi pubblici:
    • Dalla stazione Termini, con la linea 92, scendendo a Piazza Buenos Aires
    • Dalla stazione Tiburtina con la metro B fino alla fermata ‘Policlinico’ e poi con il tram 3 o il tram 19 fino a Piazza Buenos Aires

Author: Federico

Appassionato di tecnologia, cinema, fotografia e viaggi, scrittore per passione e per sostentamento, dottore in scienze naturali, intriso di web fino al midollo. Una specie di Frankenstein: chiamatemi 'Frederàic'!

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