Le antiche faggete italiane diventano patrimonio dell’Umanità! Insieme alle mura veneziane, portano a 53 il numero di siti Unesco presenti in Italia, e ci regalano ancora una volta il primato nella speciale classifica dei Paesi con più riconoscimenti. Certo, la Cina ci tallona con 52 siti, ma per ora resistiamo!

La 41esima sezione del Comitato Unesco a Cracovia, che decide quali luoghi di interesse culturale, naturale o di significativa importanza inserire nella lista mondiale, in questi giorni ha ‘dato l’ok’ a 25 siti, 20 nuovi e 5 estensioni di aree già patrimonio.

La faggeta di Soriano nel Cimino
La faggeta di Soriano nel Cimino

Come proprio le faggete vetuste: inizialmente, nel 2007, il riconoscimento riguardava solo i boschi ucraini e slovacchi, poi nel 2011 anche quelli tedeschi. Ora si aggiungono quelli di Italia, Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Polonia, Romania, Slovenia e Spagna. I Paesi europei interessati salgono così a ben 13. La dicitura precisa è infatti “Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”. Ma di che cosa si tratta e perché questo riconoscimento?

Le faggete vetuste

Si tratta di foreste primordiali di faggi, ovvero che non hanno subìto cambiamenti nel corso di molti secoli. Il faggio è un albero molto flessibile, capace di adattarsi a condizioni geografiche, climatiche e fisiche differenti. Tanto che dalla fine dell’ultima Era glaciale si sta espandendo ancora oggi in tutta Europa, fungendo anche da  ”casa” per molti organismi. In pratica, queste faggete sono un tesoro di biodiversità!

Non ci dimentichiamo poi, anche se questa a occhio non è tra le motivazioni del Comitato, che passeggiare nei boschi ha un super-effetto rilassante e rigenerante, come vi ho spiegato in un articolo sullo Shinrin Yoku!

Quali e dove sono le faggete Unesco italiane

Entrano nella World Heritage List Unesco:

  • Il cluster delle faggete vetuste del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (Aq)

5 nuclei di faggeta per 937 ettari, situati a Villavallelonga (Valle Cervara), Lecce nei Marsi (Moricento), Pescasseroli (Coppo del Principe e Coppo del Morto), Opi (Val Fondillo). Ospitano i faggi più antichi dell’emisfero settentrionale (560 anni).

La faggeta di Pescasseroli
La faggeta di Pescasseroli ai primi di aprile, c’è ancora la neve
Ciaspolata nella faggeta di Pescasseroli
Ciaspolata ai primi di aprile nella faggeta di Pescasseroli
  • La faggeta di Cozzo Ferriero (Pz)

All’interno del parco nazionale del Pollino, è vasta 95 ettari.

  • La Foresta Umbra (Fg)

All’interno nel Parco Nazionale del Gargano, è un esempio di faggeta ‘depressa’, ovvero cresciuta insolitamente sotto la quota degli 800 metri.

  • Sasso Fratino (Fc)

Riserva Integrale ben dal 1914, purtoppo possono entrarvi solo i ricercatori e i guardaparco. Ma niente paura: si può passeggiare tra i faggi secolari del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, anch’esso sito Unesco e di cui la Riserva fa parte.

  • Monte Raschio (Rm)

All’interno del Parco Naturale Regionale di Bracciano e Martignano, è un altro esempio di faggeta depressa.

  • Monte Cimino (Vt) (ne parliamo tra poco)

I treeavellers erano già stati alla scoperta del Monte Cimino!

Guardando questa lista, che riempie di gioia noi treaveller che amiamo gli alberi, siamo ancora più contenti di vedere che molte faggete si trovano abbastanza vicino Roma, cosa che ci consentirà di organizzare facilmente qualche bella passeggiata alla scoperta di questi tesori.

In effetti ci siamo portati avanti lo scorso novembre, andando in gita alla faggeta del Monte Cimino, che ha un fascino tutto suo anche in autunno. Pensavamo già di dedicare un post a quella giornata, ora abbiamo un motivo in più!

La faggeta di Soriano nel Cimino
Treaveller alla scoperta della faggeta di Soriano nel Cimino
Lo spiegone della fase di rigenerazione della foresta vetusta
Lo spiegone della fase di rigenerazione della foresta vetusta

Intanto possiamo anticipare che, grazie ad una particolare combinazione di fattori, tra cui il terreno vulcanico, gli alberi qui raggiungono altezze ragguardevoli, e che vi si trovano esemplari con più di 200 anni…

Alto faggio
“Ehi! Che tempo fa lassù?”
faggi
Foliage tra i faggi

Menzione speciale merita poi il ristorante Baita La Faggeta che si trova all’ingresso principale della foresta: non solo si mangia benissimo, ma la sala dispone di pareti a vetrata che ti danno l’illusione di pranzare tra gli alberi.

Gli alberi ok, ma qual è il secondo sito Unesco italiano del 2017?

Il secondo sito inserito nella lista Unesco riguarda le ”Opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo: Stato di Terra – Stato di mare occidentale”. Anche in questo caso si tratta di un sito transnazionale, condiviso con Croazia e Montenegro.

Meritevoli di tutela sono i sistemi difensivi alla moderna realizzati dalla Repubblica di
Venezia, progettati dopo la scoperta della polvere da sparo e dislocati lungo lo Stato di Terra e lo Stato di Mare. Nello specifico, parliamo delle mura di difesa che possiamo ammirare a Bergamo, Palmanova e Peschiera del Garda in Italia; a Zara e Sebenico in Croazia; a Cattaro in Montenegro.

Il Leone di San Marco
Il Leone di San Marco sulle mura veneziane di Kotor
le mura di Kotor
Parte delle mura veneziane di Kotor

Qui vogliamo sottolineare proprio Cattaro, Kotor in montenegrino: le mura che abbiamo visto erano sorprendenti, in parte abbarbicate sul monte. Ma ancora più sorprendente, tanto da far rimanere letteralmente a bocca aperta, è stata la baia di Kotor.

Baita di Kotor
“Vide ‘o mare quant’è bello, spira tanto sentimento…”! Baia di Kotor: sì, è proprio mare

Un’unione strabiliante tra terra ed acqua, anche questa patrimonio Unesco. Insomma, ecco un buon suggerimento per chi non ha ancora deciso dove andare in vacanza!

Author: Simona

Viaggiatrice seriale, ha piazzato una bandierina in ogni angolo di mondo, ma da buona perfezionista qual è vuol continuare a mettere bandierine, facendo impallidire l’Emilio Fede di berlusconiana memoria

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