Stiamo dando la caccia al miglior Ramen di Roma, e abbiamo preso questo impegno con una certa serietà, un po’ per soddisfare le nostre gole un po’ per capire se questa nuova rotta del gusto della capitale è destinata a durare oppure a dissolversi al nero come la precedente ondata cinese (anche se a Roma, in mezzo a tanta mediocrità, resistono sacche di eccellenza anche per questo tipo di cucina).

Dopo essere stati stupiti da MaMa-Ya è giunto il momento di provare Akira, Ramen bar in zona ostiense, luogo che ormai si impone di prepotenza come il centro culinario nipponico della capitale.

La nostra serata da Akira

Come per il MaMa-Ya, anche in questo caso esprimeremo i nostri voti in ‘punti albero’.

PRENOTAZIONE TELEFONICA

Ahi, cominciamo malino. Prima che ci risponda qualcuno dobbiamo provare e riprovare. E riprovare ancora. E ancora. Alla fine qualcuno risponde, la conversazione è veloce (ma non dobbiamo certo fare una pièce teatrale!) e la fortuna ci assiste, c’e ancora un tavolo libero. Ma non è sempre così, quindi prenotate per tempo.
Voto: 

PARCHEGGIO

Eh, amici, la zona non agevola… qui è un pullulare di locali di ogni tipo, con un brulicare di gente già in zona aperitivo, trovare un parcheggio può essere operazione ardua.
Voto: 

LOCATION

Il locale è molto curato, in stile minimal, con un bel bancone che circonda le cucine, ideale se si vuole mangiare ammirando la perizia dei cuochi in azione. Altrimenti ci si siede ai tavoli, meno caratteristico ma più confortevole.

Noi eravamo al tavolo, e a dimostrazione della differente abilità nel maneggiare la posateria nipponica, ecco un breve riassunto della situazione:

abilità
Federico: “Ma porc… che diavolo… io proprio…” Simona: “Elementare, Watson!”

Voto: 

IL MENÙ DI AKIRA

Piatto forte, ovviamente, il Ramen nella versione Iekei, che viene proposto in tre varianti:

  • Bianco (White Shio Tonkotsu)
  • Nero (Black Shoyu Tonkotsu, con salsa di soia)
  • Rosso (Red Spicy Tonkotsu, con miso piccante)

In menù è inserita anche una versione di Ramen vegetariano, con brodo di cavolo e cipolla. Sono scelte…

Lo Iekei Ramen è composto da “Tonkotsu soup” (brodo di ossa di maiale) e “Futomen” (variante di spaghetti un po’ più spessi). Tre le caratteristiche principali:

  1. I Futomen fatti in casa che risultano più ruvidi dei ‘normali’ noodle, davvero molto piacevoli al palato
  2. Il brodo dalla lunghissima cottura, più di 10 ore
  3. L’uso esclusivo della carne di maiale (non troverete altro: niente pollo, niente manzo, solo maiale)

Il brodo è davvero godurioso, leggermente denso e molto saporito. Io ho apprezzato molto la versione piccante (servita nella ciotola rosso fuego) ma anche la versione con la salsa di soia (ciotola nera) aveva il suo perché.

Red Spicy Tonkotsu
‘Red Spicy Tonkotsu’ di Akira

Molto buoni anche gli antipasti, noi abbiamo preso il Kakuni, uno spezzatino di carne in salsa di soia. In realtà non è un antipasto vero e proprio, è più un secondo piatto, ma dividendolo in due se la cava bene anche come antipasto. Un po’ sotto la media qualitativa ci è sembrato il Chasyu Don, riso con carne di maiale, porro, salsa teriyaki e alghe. Il Dorayaki, tipo dolce giapponese composto da due pancake riempiti al centro con l’anko, una salsa dolce ricavata dai fagioli azukiIl, è buono e di ottima fattura ma è pur sempre un dolce giapponese quindi non aspettatevi la dolcezza di un cannolo siciliano ricoperto di glassa al cioccolato con guarnizioni di panna o roba simile.
Voto: 

CONTO

Non troppo severo, e sicuramente giusto. In linea con quanto ci si possa aspettare per mangiare dell’ottimo Ramen
Voto: 

VOTO FINALE

Akira conferma le nostre aspettative rivelandosi un ottimo Ramen bar. Qualche problemino per la prenotazione e un po’ di fatica per il parcheggio, ma poi si viene ripagati da piatti di ottima qualità. Ci piace!
Voto: ,5

INFORMAZIONI UTILI

Sito web: www.ramenbarakira.com
Indirizzo: Via Ostiense 73, 00154 Roma
Telefono: 06 89.34.47.73
Mail: info@ramenbarakira.com

Author: Federico

Appassionato di tecnologia, cinema, fotografia e viaggi, scrittore per passione e per sostentamento, dottore in scienze naturali, intriso di web fino al midollo. Una specie di Frankenstein: chiamatemi 'Frederàic'!

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