Attenzione! Di questo post esiste anche una versione divertente: de gustibus…

Quando possibile cerchiamo di mettere assieme due delle nostre grandi passioni: i viaggi e l’ambiente naturale, con particolare riguardo agli alberi. Su queste basi è nato Treeaveller, il cui gioco di parole non vi sarà sfuggito. E sempre per questo motivo la giornata dedicata alla scoperta di Manziana è stata particolarmente interessante.

Manziana, le origini

Manziana, cittadina a 70 chilometri a nord di Roma,  prende il suo nome dal dio Manth, divinità etrusca dell’oltretomba:

Manth
Una raffigurazione di Manth, divinità etrusca dell’oltretomba. Un tipo simpatico

Alla stessa divinità è associata l’origine del nome di Mantova (in etrusco Manthva), città cui presto dedicheremo un articolo. Dell’antica ‘silva Mantiana’, che occupava in epoca etrusca tutte le colline del braccianese, è sopravvissuto solo il bosco di macchia grande, che ingloba al suo interno la caldara di Manziana, riconosciuta monumento naturale e divenuta area protetta nel 1988.

La caldara di Manziana, storia di un vulcano

La caldara di Manziana fa parte di ciò che rimane dell’antico apparato vulcanico sabatino, che iniziò la sua attività circa 600.000 anni fa: fu un bel periodo movimentato per il Lazio, dal momento che nello stesso periodo cominciò l’attività vulcanica anche negli altri distretti (Bolsena, Vico, Colli Albani, etc.).

Le prime eruzioni dell’apparato vulcanico sabatino furono di tipo esplosivo (‘pliniano’, se ci tenete alla terminologia scientifica), tanto che i depositi di questa fase presenti nella zona nord-orientale del complesso, hanno dato origine al consistente strato di tufo giallo, la principale pietra di costruzione dell’antico popolo etrusco.

L’attività vulcanica, durata 300.000 anni, condusse al progressivo svuotamento della grande camera magmatica principale fino a determinarne il collasso e la formazione di una grande conca oggi occupata dal lago di Bracciano.

Nello stesso periodo, perifericamente al grande vulcano sabatino, si formarono una serie di piccoli vulcani collaterali (caldere):

il vulcano sabatino e le caldere
Il complesso del vulcano sabatino e le caldere (piccoli vulcani collaterali)

La caldara di Manziana è quindi uno dei residui di tutta questa intensa attività vulcanica, origine anche di uno degli elementi caratterizzanti del luogo: il continuo ribollire dell’acqua nella palude. Ma attenzione! L’acqua non bolle per via della temperatura, non siamo certo a 100 gradi centigradi! L’acqua bolle per via di una reazione chimica tra l’acqua ricca di zolfo che risale dal sottosuolo e quella ricca di ossigeno che si trova in superficie: al contatto tra le due, lo zolfo si deposita fomando incrostazioni giallastre sul suolo e l’anidride solforosa e l’anidride carbonica si liberano in forma gassosa facendo ‘bollire’ l’acqua. Il risultato è davvero affascinante:

caldara di Manziana
I piccoli geyser che si formano per reazione chimica tra acqua contenente zolfo e acqua contenente ossigeno
Concrezioni di zolfo sul suolo
caldara di Manziana
L’aspetto ‘luciferino’ e al contempo ‘paradisiaco’ della palude della caldara di Manziana
In azione!

La betulla bianca, il rompicapo della caldara di Manziana

Ma c’è un altro motivo che rende la caldara di Manziana un posto suggestivo: la presenza di un bosco di betulla bianca (Betula pendula, Roth, 1788).  Perché è così particolare? Perché questo stupendo albero dalla corteccia bianchissima è diffuso normalmente a latitudini più elevate, come dimostra il suo areale di distribuzione:

L’areale di distribuzione della Betula pendula

La presenza della betulla bianca nella caldara di Manziana è un enigma che fa arrovellare da anni i botanici. L’ipotesi più probabile è che sia il residuo di una flora glaciale, sopravvissuta fino ai giorni nostri per una serie di coincidenze microclimatiche e geologiche. L’altra ipotesi è che la betulla sia stata piantata dall’uomo in tempi antichi e abbia poi prosperato nel tempo, ma non si hanno testimonianze in tal senso.

caldara di Manziana

caldara di Manziana
Betula pendula, oh cara…

Per chi, come noi, ammira la bellezza degli alberi, la caldara di Manziana offre anche la possibilità di godere della vista di castagni, querce, aceri, carpini e ontani, specie più classiche del bosco mediterraneo ma non per questo meno affascinanti.

Come arrivare alla caldara di Manziana

La caldara è raggiungibile in auto da Manziana, seguendo la Strada Provinciale 2c. A circa 5 km da Manziana si giunge alla via della Caldara, si gira a sinistra e si prosegue per circa 500 metri lungo una strada sterrata giungendo ad un piccolo parcheggio dove è possibile lasciare l’auto.

Dove mangiare

Vi consigliamo di procurarvi un panino prima di arrivare e di consumarlo nella zona ristoro sotto gli alberi per godere appieno dell’atmosfera da fine Pleistocene

 

Attenzione! Di questo post esiste anche una versione divertente: de gustibus…

Author: Federico

Appassionato di tecnologia, cinema, fotografia e viaggi, scrittore per passione e per sostentamento, dottore in scienze naturali, intriso di web fino al midollo. Una specie di Frankenstein: chiamatemi 'Frederàic'!

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