La mia prima volta a New York è stata contemporaneamente ‘classica’ e ‘alternativa’. Classica perché in quanto prima volta ho fatto molte delle cose che si possono considerare must see. Alternativa perché in quanto prima volta ho cercato di vedere il maggior numero possibile di opere del mio scultore preferito: Alexander Calder. Ne è venuta fuori una sorta di itinerario nell’intinerario, rubacchiato ai miei compagni di viaggio, ovvero mio fratello e mia sorella, i quali non erano esattamente interessati a quest’artista. Ma chi era Calder?

Alexander Calder (Philadelphia, 22 luglio 1898 – New York, 11 novembre 1976) è stato un’artista statunitense, famoso per l’invenzione di grandi sculture di arte cinetica chiamate Mobiles e Stabiles, con le quali ha introdotto un nuovo modo di concepire per l’appunto la scultura.

Stabile Spoleto
Esempio di Stabile – stazione di Spoleto
Mobile di Calder
Esempio di Mobile. Tralasciamo il dove

L’itinerario alla ricerca di Mobiles e Stabiles è comunque stato anche un’ottima scusa per girare la città. Si comincia col primo Mobile, scovato davati al Lincoln Center for the Performing Arts, il più grande centro culturale di New York dedicato a teatro, opera, danza e concerti.

Lincoln Center for the Performing Arts
Lincoln Center for the Performing Arts

Di fronte a dei perplessi fratelli, ho sfotografato in lungo e in largo la mia prima conquista:

Stabile New York
Le Guichet (The Ticket Window), 1963

L’occasione ha valso un passaggio in Columbus Square e un assaggio di Central Park, che anche dall’esterno già prometteva bene.

Columbus Square
Columbus Square

E ha mantenuto: due ore a girare all’interno ci hanno consentito di vedere le attrazioni più famose, dalla statua di Alice agli Strawberry fields dedicati alla memoria di John Lennon. Peccato per la quasi totale assenza di foliage nonostante fosse fine ottobre… Molto bello è invece e forse spesso ingiustamente tralasciato il panorama dal Belvedere Castle; noi ci siamo arrivati all’imbrunire quando lo specchio d’acqua, le nuvole e i grattacieli in lontananza si tingono di un meraviglioso rosa. La vista è stata suggestiva e indimenticabile.

Central Park
Panorama dal Belvedere Castle

Ma essendo autunno inoltrato, la notte è scesa velocemente e altrettanto velocemente ho dunque trascinato i miei fratelli su Madison Avenue, dove si trova, ai civici 1014-1018 tra la 78ma e la 79ma, un unicum per quanto riguarda questo artista e sicuramente una particolarità in generale: il marciapiede realizzato da Calder.

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Ci tenevo tantissimo a vederlo proprio per la sua originalità e con la scusa ci siamo ritrovati comunque a gironzolare lungo la Avenue, ricca – è il caso di dirlo – di meravigliose boutique: il lusso e la cura nell’allestimento delle vetrine valgono da soli la passeggiata. Anche se poi si scoprono queste cose:

Pubblicità con i Metallica
I Metallica pubblicizzano l’eleganza Brioni…

La terza tappa calderiana è stata sempre in Madison Avenue, all’incrocio con la 57ma: davanti all’ingresso dell’Ibm Building è collocato infatti un bel Mobile rosso fuoco che spicca contro il nero del grattacielo.

Stabile New York
Saurien – 1975

Rosso arte contro nero affari? Com’è come non è stanno benissimo insieme e per la bellezza (ognuno ha le proprie perversioni) probabilmente ho rischiato di essere portata via dalla vigilessa del trafficatissimo incrocio per comportamento sospetto: credo di essermi aggirata in quei pochi mq per circa mezz’ora, fotografando il Mobile alternando compulsivamente compatta, cellulare e bridge, ci mancava che mi mettessi a dipingerlo en plain air.

Ma a questo punto… perché non ‘circolare’ di propria sponte e andare al MOMA in cerca del mio beniamino (costringendo il fratello a partecipare alla caccia ovviamente)? Il museo è un caposaldo quanto all’arte contemporanea e merita una visita. Occorre mettere in conto almeno un paio d’ore: è grande e vi si trovano moltissime opere ultrafamose che costituiscono la collezione permanente, oltre a mostre temporanee sempre interessanti e chiaramente ben fatte.

Sculpture Garden del MOMA
Sandy’s Butterfly – 1964. Purtroppo lo Sculpture Garden del MOMA era chiuso per pulizie, e il Mobile ho potuto vederlo solo da lontano

Quanto a musei però, personalmente ho preferito il MET, anche se a questo ho potuto dedicare un tempo ridicolo sia in rapporto alle opere che espone sia alle sue dimensioni, che com’è noto sono più che ragguardevoli. Visto il poco tempo a mia disposizione (confesso: un’ora e mezza… una vergogna ma meglio di niente, specialmente se ricavata seminando i miei fratelli al diner dopo colazione) mi sono concentrata sulle sale dove potevo trovare le opere di Calder e su un quadro di Monet, ”Terrasse à Sainte-Adresse“, che non è tra i piu’ noti del pittore ma che io a-d-o-r-o!

Quadro di Monet
Terrasse à Sainte-Adresse, Monet – 1867
Obstruction Man Ray
Obstruction, Man Ray – 1920/1961

Nella ricerca delle opere che mi interessavano mi sono ovviamente imbattuta in tantissime altre cose, compreso un Man Ray che mi ha davvero emozionato, anche perché me lo sono trovata davanti del tutto inaspettatamente. Di Calder, disseminati al MET ci sono tre Mobiles e… una testa.

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Le tracce dell’artista si sono chiuse (ma in realtà non esaurite…) in bellezza alla partenza: al terminal 1 del JFK International Airport, infatti, per la gioia dei miei fratelli ormai stremati, è impossibile non vedere un enorme Mobile che appeso alla volta fluttua e compone continuamente nuove configurazioni e nuove visioni, accompagnando il nostro saluto ad una città per me assolutamente fantastica e in cui sicuramente, Calder o non Calder, si torna e si ritorna.

Mobile al JFK airport
.125 – 1957

 

Author: Simona

Viaggiatrice seriale, ha piazzato una bandierina in ogni angolo di mondo, ma da buona perfezionista qual è vuol continuare a mettere bandierine, facendo impallidire l’Emilio Fede di berlusconiana memoria

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