Cosa succede se decidi di passare le tue vacanze a Formentera e invece non trovi un buco dove dormire manco a pagarlo oro, a parte la proposta di quel losco individuo su Airbnb che ti vuol convincere che un materasso buttato sulla spiaggia è molto meglio di un qualunque hotel e che, ehi amico, ti costa pochissimo? Succede che ripieghi (si fa per dire) su Ibiza e che Formentera te la giri in un sol giorno, un sol boccone, un solo pazzesco tour su un motorino mezzo scassato. E la cosa è una figata pazzesca!

Tutto ha inizio in una fresca mattina di giugno. E’ presto. Troppo presto persino per chi va in ufficio, figuriamoci per chi è in vacanza. Ma se l’idea è quella di fare tutto in un giorno non c’è via di scampo. Raggiungere Formentera da Ibiza non è certo difficile, ci sono tante compagnie che coprono il braccio di mare, prezzi per tutte le tasche. Noi decidiamo di affidarci alla ruspante Aquabus: pochi euro, tutto sommato spesi bene.

Il viaggio via mare regala spunti emetici quando l’imbarcazione si trasforma in un guscio di noce di shakespeariana memoria: saremo pure re di uno spazio infinito ma si salta, si zompa, si SCIAFF! ZUMM! PLOONK! SCIAAAAF!, lo spirito di Filippo Tommaso Marinetti si incarna a prua e trasforma il viaggio in una performance futurista. Se non ci credete potete dare anche un’occhiata:

Giunti al porto di Formentera abbiamo giusto il tempo di far sparire quell’antiestetico colorito verde dal nostro viso che è già il momento di noleggiare uno scooter. Con pochi euro ci impossessiamo di un Piaggio Typhoon, probabilmente risalente all’età del bronzo: pare esistano incisioni di questo modello di scooter all’interno del complesso megalitico di Ca Na Costa.

Dopo aver superato con una certa nonchalance lo schifo di indossare un casco che ha visto il passaggio di più di mille capocce di turisti, si parte. Se pensate che i 30 anni di distanza che mi separano dall’ultima volta che ho guidato un motorino mi spaventino avete ragione. Ma non c’è tempo per avere (troppa) paura: certo, si sbanda un po’ nei primi 10 metri, probabilmente il noleggiatore si fa il segno della croce dietro di noi, ma poi si va lisci come l’olio. Al primo rettilineo sono talmente sciolto da lanciare lo scooter a velocità smodata: è chiaramente uno scooter modificato perché, pur essendo in due, riusciamo comunque a entrare in zona plaid. Ed ecco il primo consiglio: ragazzi, occhio con il gas!

Comincia il tour, prima tappa: benzinaio. Il noleggiatore ci ha assicurato che con 5 euro di benzina avremmo girato l’isola tutto il giorno. Balle. Per sfrecciare in due come pazzi da una parte all’altra dell’isola scopriremo che di benzina ne servirà almeno il doppio. Secondo consiglio, dunque: occhio al serbatoio per evitare di trovarsi a secco a 5 chilometri dal distributore. Seconda tappa: colazione. Lo scombussolamento gastrico della traversata via mare è passato e l’adrenalina della velocità ci ha messo fame. Ci fermiamo a San Francesc Xavier e decidiamo di fare colazione seduti ai tavolini all’aperto di un locale (Cambiando De Aires) in Plaça de la Constitució, proprio di fronte alla chiesa di San Francesco. Posto incantevole, colazione ottima.

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Con la pancia piena si riparte, destinazione il faro di Es Cap de La Mola.
La traversata in scooter dell’isola è fantastica, immersi tra il selvaggiume isolano e un’atmosfera da Italia anni ’60, quando si andava al mare in utilitaria, il cestino da pic-nic con la pasta al forno e il thermos col caffè. Nel nostro zaino da scooteristi invece abbiamo, nell’ordine: due tortillas, una confezione di jamón serrano, del formaggio non ben identificato, un dolce altrettanto non identificato ma comunque in grado di fungere da genere di conforto, acqua, crema solare, macchine fotografiche, telefoni, portafogli, occhiali da sole, asciugamano, Le Scienze (e altre letture da disagio sociale da sfoggiare in spiaggia), varie ed eventuali. Si arriva al faro di Es Cap de La Mola dopo un’ora di smarmittamento e scendere dal nostro Typhoon è momento di autentica goduria. Il faro sorge su una scogliera che si erge per 120 metri sul livello del mare, e a quanto pare ammirare l’alba o il tramonto da questo punto è uno spettacolo unico e magico. Noi ci accontentiamo della vista delle 11.30, per giunta col cielo ancora gonfio di nuvole, ed è comunque un gran bel vedere.
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Il panorama invoglia a rimanere, ma dopo 400 scatti fotografici è ora di ripartire, c’è ancora tanta isola da vedere. La seconda tappa è l’altro faro dell’isola, Es Cap de Barbaria. Si traversa l’isola da est a ovest, gli ultimi chilometri su una sottile striscia d’asfalto sospesa nella pianura selvaggia, tra sassi, cespugli e qualche raro albero qua e là.

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All’arrivo la vista è davvero strappacòre.

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Giro, foto, beatitudine generalizzata ma poi ‘la vogliamo andare a vedere anche qualche spiaggia o no?’ E allora si riparte, sfidiamo in scooter strade sabbiose e dune molli, l’equilibrio è sempre precario ma oramai mi sento talmente Valentino Rossi da virare il mio accento dal romano al romagnolo. Approdiamo alla spiaggia ‘las dunas’, dove c’è poco da fare se non bearsi del posto: obbligatorio il bagno. Tranquilli, se anche il vostro cervellino dovesse sussurrarvi infreddolito ‘ma no, adesso il bagno proprio non ho voglia di farlo’ ci penserà la parte istintiva e animalesca di voi a trascinarvi tra le onde. Dopo il bagno, il sole. E un po’ di ostentato disagio discutendo di fisica quantistica e degli errori di Einstein.

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Si riparte. Inforchiamo di nuovo lo scooter e ci dirigiamo verso la parte settentrionale dell’isola dove ci aspetta il giro delle saline. Da qui non ci resta che sgasare come non ci fosse un domani per andare a visitare la famosa Platja de ses Illetes: sorpresa! Per accedere con lo scooter alla strada che condurrà al parcheggio si paga un ticket. Poco male. Lasciato lo scooter si accede a una spiaggia meravigliosa ancorché troppo densa di fauna umana. Sticazzi, si getta l’asciugamano oltre l’ostacolo e poi dritti in mare. Certo che tutto questo scooterare, sballonzolare, derapare, ostentare disagio e tuffarsi un po’ di appetito lo ho messo… decidiamo di trattarci bene e ci regaliamo un pranzo al vicino Kiosko Restaurante El Pirata.Wow! La goduria è mangiare (bene) con i piedi infilati nella sabbia. E scolarsi una boccia di sangria i cui effetti non tarderanno a farsi sentire da lì a poco. Beh, cosa ci manca da vedere? Ad esser pignoli ancora molto, ma se è vero che siamo pignoli è altrettanto vero che siamo razionali. Ci diamo un obiettivo finale: arrivare a piedi fino alla punta settentrionale dell’isola, dove una sottilissima linea di sabbia separa il mare dell’est da quello dell’ovest: che spettacolo!

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Siamo prossimi al tramonto oramai, riportiamo lo scooter al noleggiatore e ci imbarchiamo di nuovo per Ibiza. Ci attende un’altra traversata scombussola-budella, ma ce l’abbiamo fatta: Tenacia 1 – Formentera 0

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Author: Federico

Appassionato di tecnologia, cinema, fotografia e viaggi, scrittore per passione e per sostentamento, dottore in scienze naturali, intriso di web fino al midollo. Una specie di Frankenstein: chiamatemi 'Frederàic'!

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